Dalla terra rossa all’erba (più o meno) verde, in una settimana cambia quasi tutto. Come da tradizione, dopo il Roland Garros 2016 il circuito mondiale del tennis si trasferisce sui campi di centro e nord Europa per la stagione sull’erba. Breve ma intensa: Stoccarda, ‘s-Hertogenbosch, Halle, Nottingham, prima di arrivare al culmine di Wimbledon (per i più irriducibili ci sarà anche uno sconfinamento a luglio a Newport, negli Stati Uniti). Cinque tornei Atp in un mese, i più attesi e i più spettacolari dell’anno. Con i soliti favoriti (anzi, il solito favorito: Novak Djokovic) e tanti spunti d’interesse: il ritorno di Federer, la rivalsa di Murray, la conferma dei giovani emergenti e l’exploit di qualche sorpresa che su questa strana superficie non manca mai.

Dopo Parigi, la posta in palio è chiara: Novak Djokovic si gioca la più grande chance della carriera di conquistare il Grande Slam, eguagliando il primato di Rod Laver che resiste dal 1969. L’unico certo antagonista sarà ancora Murray, che a Londra ha dalla sua il favore del pubblico di casa, ma contro il serbo perde quasi sempre. Poi c’è Federer, che insegue l’ennesimo record di una carriera straordinaria: il 18esimo Slam, l’ottavo Championship, che farebbero di lui il vincitore più anziano dell’era Open. È appena rientrato dall’infortunio a Stoccarda, dove è stato battuto in semifinale da Thiem (che lo aveva già eliminato a Roma): un ritorno discreto , ma evidentemente non è ancora il miglior Federer (e chissà se riuscirà ad esserlo entro fine mese). Continua, invece, la crescita della new generation: Kyrgios è molto adatto all’erba, ora sembra pronto anche Thiem.

L’incognita più grande è soprattutto la superficie: l’erba può incidere sulle partite molto più della terra e del cemento. Per questo il mese di giugno è il più pazzo dell’anno tennistico. Ci sono ottimi giocatori che finiscono ai margini, e carneadi che per qualche settimana diventano campioni. I tornei che lo precedono e poi Wimbledon riservano sempre delle sorprese, specie ai primi turni dove l’erba è più alta. Djokovic deve ancora fare il suo esordio stagionale: nei primi anni della sua carriera era a disagio sul prato, poi è diventato padrone anche qui come dimostrano le ultime due vittorie di fila a Wimbledon. Ma forse più che da Murray e Federer (e Gasquet, semifinalista nel 2015), dovrà guardarsi da qualche incrocio pericoloso ad inizio tabellone: Anderson, Kohlschreiber, Karlovic, Muller, Groth, Mahut, Brown, Stakhovsky qualche nome da tenere d’occhio.

Chi non ci sarà di sicuro, invece, è l’Italia: gli azzurri, terraioli per tradizione, da sempre scompaiono dai radar quando comincia la stagione sull’erba. Fognini è fermo dopo il flop di Parigi (sabato 11 giugno si è sposato con Flavia Pennetta, potrebbe rientrare direttamente a luglio), i vari Lorenzi, Cecchinato e Bolelli sul prato sono come dei pesci fuor d’acqua. L’unico a cavarsela è Andreas Seppi (che non a caso sull’erba di Eastbourne ha vinto il suo primo titolo Atp nel 2011), ma non pare in gran forma: a Stoccarda è stato battuto al primo turno dal francese Mannarino. D’altra parte, anche la più congeniale stagione sulla terra quest’anno è stata un disastro. Se non altro, la differenza si noterà appena.

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