Si rifiutava di andare a scuola, nonostante all’inizio fosse entusiasta di entrare in classe ogni giorno. Poi la scoperta degli abusi sessuali e l’arresto di un bidello 53enne, accusato di averla convinta ad avere rapporti sessuali. Lei è una ragazza di 16 anni, migrante non accompagnata, che frequenta una scuola media inferiore di Ragusa. Le richieste dell’uomo, poi sfociate in violenza, sono state riprese da una telecamera che la polizia ha piazzato nella classe della scuola frequentata dalla minorenne dopo che il comportamento anomalo della ragazza era stato segnalato da un’educatrice del centro che la ospita.

Il 7 giugno, tuttavia, il giudice per l’udienza preliminare Andrea Reale ha deciso di non convalidare il fermo del bidello (eseguito l’1 giugno scorso), non ritenendo sussistente il pericolo di fuga e alla luce della parziale ammissione delle avances, dello stato di incensurato e del sincero pentimento dell’indagato. Disposti nei suoi confronti gli arresti domiciliari: “Gravi gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato – si legge nel provvedimento che dispone la misura cautelare –  il concreto pericolo di reiterazione del reato e la spregevole personalità manifestata dall’indagato nei confronti di una debole vittima”.

“You are my wife, do you remember?”, “sei mia moglie, ti ricordi?”, cercava di convincerla in un inglese molto scolastico mentre erano soli in aula e la invitava a seguirlo: “come here… (vieni qua…)”. Fino alla proposta oscena: “Vuoi venire con me in bagno? Vieni ti do un regalo. Vuoi venire con me in palestra?”. Lui la porta in un bagno della palestra, in una zona deserta della scuola, dove abusa di lei. La ragazzina torna in classe, scappa e torna nel luogo in cui si sente protetta: la comunità che la ospita da quattro mesi, da quando è sbarcata senza familiari in Sicilia.

Gli inquirenti hanno ascoltato alcune compagne di scuola, gli insegnanti e gli educatori del centro dove è ospite. Violenza sessuale su minore e induzione alla prostituzione minorile i reati di cui l’uomo è accusato, aggravati dal dovere di vigilanza che l’uomo aveva sulla ragazzina e perché i fatti contestati sono avvenuti durante l’orario scolastico. La perquisizione domiciliare effettuata ha permesso di sequestrare computer, telefoni e supporti informatici che saranno analizzati nei prossimi giorni.