La popolarità l’aveva raggiunta più per gli incontri clandestini virali online che per le vittorie “regolari” sui ring della Bellator MMA. Kimbo Slice, uno dei più carismatici e conosciuti lottatori di arti marziali miste, è morto a 42 anni la scorsa notte in un ospedale di Fourt Lauderdale in Florida (USA) per motivi ancora sconosciuti. Quasi un metro e novanta d’altezza, 110 chili di peso, muscolatura possente e armonica, testa pelata e barba nerissima, Kimbo con i suoi catenoni dorati e penzolanti ha sempre ricordato fattezze e smorfie del grande Baracus Mr. T dell’A-Team. Nato nel 1974 a Nassau, nelle isole Bahamas, vero nome Kevin Ferguson, il lottatore ha poi assunto all’epoca dei primi combattimenti clandestini finiti sul web sia il soprannome portatosi dietro fin da ragazzino, Kimbo, sia un altro soprannome derivato dai tagli procurati agli avversari con i suoi pugni, Slice.

Oggi abbiamo perso un nostro fratello”, ha dichiarato il manager Mike Imber che ne ha confermato la prematura scomparsa. “Siamo tutti scioccati e rattristati dalla perdita devastante e prematura di Kimbo Slice”, ha detto Scott Coker, CEO della Bellator MMA – la compagnia di promozione degli incontri a cui partecipava il lottatore scomparso.  “Kimbo è stato uno dei combattenti più popolari di MMA, una personalità carismatica, “larger than life” che trascendeva lo sport. Al di fuori del ring era un persona amichevole, un gigante gentile e un padre di famiglia devoto (aveva sei figli, ndr)”.

La biografia di Kimbo Slice sembra uno di quei docufilm indie in cui la realtà bizzarra e beffarda si mescola ad una finzione spettacolare e violenta. Kimbo si trasferì con la madre e i due fratelli in Florida nei primi anni novanta dove diventò linebacker nella squadra della Miami Palmetto High School. Le prime risse, ancora non documentate, ma probabilmente abbastanza vicine all’anarchica e violenta street fighter, risalgono a quando aveva 13 anni. L’omone bahamiano si era fatto notare per la sua particolare potenza, ma anche per una notevole agilità. Ma prima della popolarità da combattente praticamente a mani nude, c’è la trafila del destino come la casa distrutta dall’uragano Andrew e la vita passata dentro la propria auto per mesi, come i lavoretti qualunque: buttafuori in uno strip club poi, notato da Mike Imber, che diventerà suo manager, finisce a fare l’autista di limousine e guardia del corpo di una società di film pornografici.

Nel 2008 l’esordio nel professionismo con la Bellator MMA dove fino al 2011 disputa 8 incontri vincendone 5, 3 per ko. Il match del 31 maggio 2008, vinto contro James Thompson, trasmesso dalla CBS, attira milioni di telespettatori sia tra chi già conosceva Kimbo dai filmati clandestini su Youtube, sia dei neofiti della MMA. Seguono altri due match importantissimi per la sua affermazione contro Seth Petruzelli (perso) e Houston Alexander (vinto), fino al momentaneo ritiro nel 2011. Da quell’anno e fino al 2014 si dedica alla boxe: 7 incontri e 7 vittorie (6 per ko). Infine il ritorno nel 2015 alla Bellator MMA contro Ken Shamrock dove vince per ko e nel gennaio 2016 contro Dada 5000, nemico vero per le strade della Florida e con infanzia nelle Bahamas come lui: Kimbo vince ma poi viene squalificato per positività al nandrolone. Kimbo Slice era spavaldo e torvo nell’atteggiamento personale quasi a creare la brutalità spettacolare del personaggio pubblico, ma anche parecchio umile nell’approcciarsi ed esordire nella Bellator MMA, oggi oramai terreno di combattimento di nuove stelle provenienti dall’Est europeo: “Da questa disciplina devo solo imparare, ed è questo ciò che voglio fare davvero – spiegò Kimbo nel 2010 in un’intervista – Il mio obiettivo non è  combattere per vincere titoli o roba simile, ma di divertirmi accada quel che accada in ogni match”.