La questione della Ferriera di Trieste non sarebbe mai dovuta arrivare alle amministrative 2016. Invece è il tema più discusso in questa campagna elettorale per il voto del 5 giugno. In questo reportage ricostruiamo anni di promesse che non hanno impedito alla questione di ridursi ai proclami dell’ennesima sfida elettorale, nonostante i dati, gli studi sulla salute e il lavoro zelante degli abitanti di Servola, che non hanno smesso di documentare il cambiamento che non arriva. Il problema dell’impianto siderurgico tristemente famoso come l’Ilva del Nord andava risolto molto tempo fa. Da troppi anni le sue emissioni inquinanti minacciano la salute dei cittadini e occupano il dibattito nelle amministrazioni locali. Il sindaco del Pd Roberto Cosolini e il presidente della Regione Debora Serracchiani hanno puntato molto sul rilancio dell’impianto industriale e del risanamento ambientale. Ma la nuova gestione del cavalier Giovanni Arvedi, partita nel 2014, non ha ancora risolto i problemi, suscitando il malcontento generale di chi attendeva di vedere dei risultati “entro la fine del 2015“, come era stato annunciato. Invece la Ferriera continua a spargere polveri e le centraline a rilevare sforamenti dei limiti imposti per Pm10 e benzo(a)pirene. L’efficacia degli interventi previsti dall’accordo di programma firmato a Palazzo Chigi l’11 novembre 2014 tarda a mostrarsi, ma Arvedi incassa ugualmente l’autorizzazione ambinetale dalla Regione lo scorso 28 gennaio. Tre giorni dopo 5mila persone scendono in piazza. Una piazza che apre di fatto la campagna elettorale. Ancora una volta all’insegna della Ferriera: degli 11 candidati sindaco, 8 vogliono la chiusura totale o parziale dell’impianto, mentre i rimanenti – tra cui il sindaco uscente – chiedono ancora tempo per la verifica degli interventi compiuti dall’industriale. Altre promesse, altro tempo? Ambientalisti e comitati hanno risposto che il tempo è scaduto, che scenderanno in piazza di nuovo il prossimo 22 maggio alle ore 17.00 (Foro Ulpiano, Trieste) per la chiusura dell’area a caldo, quella che produce ghisa, la più inquinante. Poi si vota