Dopo Federico Pizzarotti e Filippo Nogarin, un terzo sindaco M5s finisce al centro delle polemiche. Alvise Maniero, il primo cittadino 5 stelle di Mira (Venezia), è a processo per lesioni colpose per l’incidente avvenuto a un ragazzo nel 2012 che si era arrampicato sul tetto della piscina comunale in ristrutturazione. A ritirare fuori il caso è stato il Partito democratico, che ora attacca i grillini di usare due pesi e due misure a seconda dei proprio amministratori. Pizzarotti è stato sospeso dal M5s con l’accusa di aver tenuto nascosto per quasi 3 mesi l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio nell’inchiesta che riguarda le nomine del teatro cittadino. Al tempo stesso il primo cittadino di Livorno Nogarin, indagato per bancarotta pre-fallimentare nella vicenda della gestione del’azienda rifiuti Aamps, è ancora nel Movimento in attesa di vedere le evoluzioni della storia. Secondo i grillini si tratta di due casi diversi, perché a Parma il primo cittadino “non è stato trasparente” con i suoi e con il M5s.

Una versione contro cui si schierano i democratici: “Gratta gratta e scopri”, ha detto la deputata Silvia Fregolent (Pd), “che nel M5s non solo la quantità di indagati sfiora lo stesso numero dei comuni amministrati, ma che soprattutto le regole non esistono. O, meglio, che il criterio utilizzato dallo ‘staff di Beppe Grillo’ è esclusivamente quello della fedeltà al comico autonominatosi anche ‘Responsabile per le espulsioni”. Maniero ha poi ricordato di aver reso noto il 21 maggio 2013, con un post sul blog di Grillo, la vicenda per la quale risultava indagato.

La vicenda giudiziaria che coinvolge il grillino trae origine da un incidente avvenuto la sera del 20 luglio 2012, quando un ragazzo che si era arrampicato sul tetto della piscina comunale, chiusa per ristrutturazione, precipitò per il cedimento di un lucernario. Riportò lesioni che l’hanno reso tetraplegico e bisognoso di cure quotidiane. Per quell’episodio vennero indagati per lesioni colpose oltre al Maniero – uno dei primi 4 sindaci del Movimento 5 Stelle, eletti nel 2012 – altre sei persone: due dirigenti comunali, il gestore della piscina, e tre tecnici. A conclusione delle indagini, nel 2014, la Procura di Venezia aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo che la colpa della caduta fosse da addebitare al ragazzo, entrato in un cantiere vietato ai non addetti ai lavori. Ma i familiari si opposero, e il gip ordinò la formulazione del capo d’imputazione, ravvisando carenze nella sicurezza. Maniero e gli altri sei vennero quindi rinviati a giudizio, per lesioni colpose aggravate dal mancato rispetto delle regole antinfortunistiche. Il processo ha avuto inizio nel gennaio 2015, ed è tuttora in corso. I legali della famiglia del giovane rimasto paralizzato hanno chiesto un risarcimento danni di circa 12 milioni di euro.