di Angelo Mazzoleni

Come iscritto da anni al M5s, non posso che essere sconcertato dal fatto che si sia deciso ieri, in segreto ed in tutta fretta, di sospendere Federico Pizzarotti dal movimento. Le ragioni sono di metodo e di merito e prescindono dal fatto che considero Pizzarotti il migliore sindaco fino ad ora espresso dal M5s, stando anche ai risultati ottenuti a Parma in questi anni. Le ragioni sono varie, al di là delle strumentalizzazioni da tempo in atto da parte dei media di sistema.

Le riassumo in breve:
non c’è stato alcun incontro e confronto serio di chiarimento con l’interessato da parte del direttorio;
– il procedimento nei suoi riguardi è partito da una denuncia di avversario politico del Pd;
– la decisione viene presa ancora una volta dall’alto, con forti sospetti di una ostilità nei suoi confronti, da parte dei vertici, già precedente ai fatti;
– la motivazione legata ad una questione di trasparenza (Pizzarotti non avrebbe informato i vertici pur essendo a conoscenza da mesi dell’indagine nei suoi riguardi), anche se in parte e giusta, appare contraddittoria e non credibile nel momento in cui la stessa mancanza di trasparenza la si può da tempo addebitare a quegli stessi vertici che praticano una gestione verticistica e poco chiara del sistema di gestione del blog e della stessa piattaforma Rousseau.

Il M5s, se non vuole perdere credibilità e consensi, dovrebbe mostrare lo stesso rigore e trasparenza anche nella gestione e nella pratica sia delle più importanti scelte politiche sia in quella degli strumenti in rete, per una vera democrazia diretta. Soprattutto dovrebbe definire collegialmente, in modo democratico e trasparente, consultando e comunicando con gli iscritti,  criteri e nuovi metodi di selezione delle candidature ed attivare, al più presto, la sezione lex iscritti della piattaforma Rousseau, che consentirebbe finalmente una reale democrazia diretta per la costruzione dei programmi e per decisioni politiche e strategiche più importanti a livello collegiale. Basta insomma con le scelte prese da pochi, senza confronto trasparente con gli interessati e con la base. Se davvero si vuole vincere e governare, oltre al nobile attivismo, onestà e competenza, occorre uscire dal dilettantismo e dal verticismo oligarchico, recuperando quello che fu lo spirito originario dell’identità del movimento: la partecipazione collettiva e la democrazia diretta.

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