C’è l’idea del “sorpasso”. Per intenderci, quello all’italiana del Pci. E proprio per una campagna elettorale (la seconda) che fin dall’inizio ha preso a prestito sempre più i passaggi che furono della politica nostrana: dalla Prima Repubblica -quella dei pentapartito, delle convergenze parallele, dei compromessi storici – alla Seconda, fatta di large intese, correnti e sottocorrenti, che durano quanto la fiammella di un cerino. Adesso a Madrid il termine italiano più in voga è “sorpasso” che, quarant’anni dopo, risuona proprio nei giorni in cui una possibile alleanza tra Podemos e Izquierda Unida per concorrere alle elezioni del 26 giugno è già cosa fatta. Manca solo il voto di militanti e simpatizzanti (tra il 10 e l’11 maggio), ma l’accordo, con tanto di abbraccio simbolico a Puerta del Sol tra Pablo Iglesias e Alberto Garzón, ha infiammato i social network e il dibattito politico.

I più di sei milioni di voti dei due partiti con i loro alleati locali spaventano Psoe e Pp, che negli ultimi giorni hanno reagito nervosamente ai segnali di pace che si lanciavano i due soci. “Unidos, sì se puede” hanno detto entrambi nella piazza più famosa della capitale iberica. Subito dopo un’improvvisata conferenza stampa: “Oggi il nostro Paese è più vicino ad un governo progressista che metta alla porta della Moncloa non solo Mariano Rajoy, ma anche le sue politiche” ha detto il leader di Podemos. Garzón si aspetta dalla base “un sì schiacciante” al referendum. “Ci troviamo di fronte a un preaccordo che risveglia l’entusiasmo di molta gente in generale, che supera i partiti, e questo è la cosa più importante” ha aggiunto.

Sui termini esatti ci sarà ancora qualche ora in più d’attesa, ma il patto annunciato si basa su cinque punti: formazione della coalizione, presenza dei due simboli e autonomia dei partiti durante la campagna elettorale, programma condiviso e ripartizione delle risorse economiche e delle candidature. Proprio in merito alle candidature l’accordo garantirà a Izquierda Unida almeno la sesta parte dei seggi alla Camera ottenuti dalla coalizione, che, secondo le previsioni, potrebbero essere circa 58, senza contare le organizzazioni e alleanze territoriali di Podemos in Catalogna, Valencia e Galicia. E, secondo indiscrezioni della stampa iberica, Alberto Garzón sarà il numero cinque della lista a Madrid. Anche il programma è stato oggetto di negoziazione. Podemos e Iu si candideranno con una serie di concetti base cui aggiungeranno i loro rispettivi programmi. Le proposte che Garzón ha avanzato sono basate su 26 misure, dal sociale all’economico, elaborate con l’intenzione di convergere con il partito viola.

L’obiettivo è “restituire il Paese alla classe popolare e vincere le elezioni”, affermano i due leader. Già perché il tanto citato “sorpasso”, che come chiariscono entrambi riguarda il partito popolare, spaventa non poco i “cugini” del Psoe. Stando agli ultimi sondaggi disponibili del Cis, i socialisti rischiano di scivolare in terza posizione (con un 21,6% rispetto al 23,1% della coalizione Podemos/Iu) e perdere per la prima volta lo scettro di forza rappresentativa di sinistra. A favore della nuova coalizione. Sarebbe una disfatta per lo storico partito, se non riuscisse quantomeno a mantenere i suoi 90 seggi. Ma anche la sconfitta personale di Pedro Sánchez. Lui, ferreo nel non voler scendere a patti con nessun altro se non con Ciudadanos, ha già difficoltà a tenersi stretto il posto di segretario: il Psoe ha fatto sapere che subito dopo le elezioni eleggerà il nuovo leader del partito e l’andalusa Susana Díaz sembra già pronta, armi e bagagli, a trasferirsi nella capitale. Podemos e Iu insomma cercano di polarizzare la campagna elettorale per diventare la principale alternativa al partito di governo. “O il Pp o noi” hanno ripetuto in questi giorni i loro dirigenti. Come a dire, l’idea del “sorpasso”, innanzitutto sul Psoe, non è poi così lontana.

@si_ragu