Anche la Francia vuole dotarsi di un Jobs act come l’Italia, ma la proposta, dal nome del ministro del lavoro Myriam El Khomri, che prevede tra l’altro, di alleggerire numerose regole del codice del lavoro, nei settori dei tempi di lavoro, dei licenziamenti detti economici, delle ore supplementari di lavoro e così via, ha scatenato un mare di polemiche e ha determinato diversi giorni di sciopero e un’insieme di manifestazioni in Francia. Il 31 marzo scorso la piazza della Repubblica a Parigi è stata occupata da una folla che protestava contro questa legge del lavoro. Da allora questo movimento, “La nuit debout”, non ha smesso di mobilitarsi mostrando un pubblico diverso: passanti che si fermano curiosi pronti a discutere con gli abitanti del quartiere, la sera arrivano invece i militanti, gli studenti, quelli del liceo e dell’università, gli intellettuali, gli artisti, i disoccupati, gli anziani e i pensionati. Un mondo variegato alla ricerca di un senso da dare alla presenza di tutta questa gente.

Francia, infuriano le proteste contro la legge sul lavoro

Se l’inizio di questo movimento è stato l’opposizione alla legge El Khomri, la piazza della Repubblica è diventata in questo mese un luogo di aggregazione e di riflessione su come costruire una alternativa a questa società. Vi sono a questo proposito commissioni che lavorano su vari aspetti del sociale. In un qualche modo questa presenza costante di gente ricorda gli accampamenti di piazza Tahrir al Cairo quando nel 2011 da questo luogo partì la contestazione che portò alla caduta di Mubarak. In occasione del 1 maggio, l’incontro con i sindacati non è stato facile e ha portato ad un riconoscimento di obbiettivi comuni contro la nuova legge sul lavoro, ma anche al superamento di tale convergenza, perché “La nuit debout” ha obbiettivi più ampi di quelli tipicamente sindacali ed è, inoltre, alla ricerca di un suo posizionamento verso il governo socialista criticato aspramente, fra l’altro, per la disoccupazione, per la posizione intransigente che ha assunto verso il problema dei rifugiati e a proposito delle questioni ambientali.

La caratteristica di questo movimento è di essere orizzontale, non ci sono capi, né delegati che possono parlare a suo nome. Ma come definire questo movimento “La nuit debout”? Non è agevole per il momento riuscire a dare una definizione. Quello che si può dire è che dal 2011 assistiamo al succedersi di movimenti che contestano la costruzione sociale tale e quale si presenta a noi, e l’organizzazione dei partiti tradizionali. Possiamo a questo proposito annoverare tra le prime le rivolte arabe, gli indignados spagnoli, i movimenti in Inghilterra, Stati Uniti, Israele, Turchia, Grecia e altri ancora. Tutti manifestano un tratto comune all’interno delle differenze: la libertà di parola si coniuga con il tentativo di pensare alla costruzione di una nuova forza politica che non riproduca gli stessi difetti di quelle precedenti. Il percorso non è agevole, nessuno lo può negare, ma è altrettanto importante cogliere le novità che questi movimenti riescono a esprimere.