Dice, ora che Ranieri ha vinto la Premier e tornano i marò di colpo siamo tutti nazionalisti. Dice, da oggi, quindi, guai a parlare di champagne, solo vino dei colli, buono per mangiarci insieme un panino con la porchetta. Dice, ora che la Bellucci finisce pure alla corte di David Lynch in Twin Peaks 3 torneranno di moda le maggiorate, come se la Bellucci fosse semplicemente una maggiorata. Dice, fatevela finita, quindi, con questa storia che il seno più bello è quello che può stare in una coppa di champagne.

Fermi tutti. Cerchiamo di mettere le idee in ordine, altrimenti finiamo per andare alla ricerca di un seno che possa entrare in un bicchiere da osteria, di quelli spessi e squadrati, e salta fuori un casino. Tempo fa ci siamo concentrati su questo innovativo studio scientifico (da me condotto) che dimostra, senza ombra di dubbio, come gli uomini più intelligenti siano quelli che si concentrano sui culi grossi. Noi non siamo scienziati, ma giornalisti, quindi ci siamo limitati a riportare la cosa, accompagnando il tutto con un segno di compiaciuto assenso.

È di queste ore la notizia che la faccenda del seno piccolo, quello della coppa di champagne (coppa di champagne, bada bene, non flute) è altrettanto apprezzata dagli uomini più intelligenti e la cosa, si suppone, non potrà che causare ulteriori scossoni. Per i motivi riportati in esergo, e perché la donna italiana, almeno al livello di immaginario, è sempre piuttosto generosa nelle forme, da Sofia Loren e Gina Lollobrigida via via fino alla Bellucci e alla Cucinotta, appunto. Perché lo champagne è francese, e noi italiani, à la guerre comme à la guerre.

Ma gli studi son studi, si sa, non è che uno li mette in discussione a seconda dell’occorrenza: vanno bene se siamo d’accordo e non vanno bene se la pensiamo diversamente. Noi, per altro, la pensiamo esattamente come emerge dallo studio, sarà che siamo particolarmente intelligenti. Il fatto è che, si mettano il cuore in pace gli amanti dalla quarta in su, che un seno piccolo è oggettivamente più delicato, meno invadente, e anche più incline a resistere all’incedere del tempo, e oltretutto è sicuramente più sincero. Una quarta, ma anche una terza, diciamolo, sono sfacciate. Stanno lì, sotto gli occhi di tutti, si vantano, quasi, distraggono, cercano vanesiamente di attirare l’attenzione, spesso riuscendoci. Provate voi a parlare con una donna che esibisce una generosa scollatura. Un seno piccolo, invece, sta lì, elegante, autonomo, carverianamente portato a dire l’essenziale, nessuna parola di troppo, il giusto.

Può essere esibito senza nessun rischio di incappare in atteggiamenti volgari, anche senza il supporto di ferretti o altri ammennicoli. Anzi, può serenamente essere esibito nudo, si veda, che so, una Naomi Campbell, una Kate Moss, senza che la cosa scivoli verso il soft porno o il lascivo (era una vita che volevo usare la parola lascivo in un pezzo). Pensate alla campagna Free the Nipple, che così tanto sta facendo parlare il mondo intero. Una campagna nata per dare pari dignità al capezzolo femminile, spesso ghettizzato dietro pixellaggi sfumanti o dietro patch censorei. Una campagna che si basa su un semplice concetto: perché il capezzolo di uomo si può mostrare, in giro, sui social, sui media, e quello femminile no? Ecco, pensate a questa campagna, e pensate se a farne da testimone fosse, che so?, proprio una maggiorata. La cosa finirebbe, specie nei paesi latini, per prendere una brutta piega. Perché il seno grosso viene, giustamente o meno, immediatamente incluso nelle parti intime, come fosse qualcosa di non mostrabile. Nell’iconografia da pornostar, è un fatto, la donna è formosa proprio a partire dal seno, spesso frutto di interventi chirurgici. Ecco, l’idea di un seno piccolo, da coppa di champagne, che si mostri orgogliosamente all’obiettivo, o anche live, allo sguardo della gente, è meno disturbante, proprio perché meno invadente, più elegante. Non a caso la principale testimonial di questa campagna è Miley Cyrus, una seconda scarsa, mostrata praticamente a ogni occasione.

Qualcuno dirà che il seno in sé non ha niente da nascondere, perché la natura ha fornito le donne di seni per poter allattare, e aggiungerà, incappando in un errore clamoroso, che un seno piccolo poco è adatto proprio all’allattamento, quasi a voler stigmatizzare una possibilità assai frequente in natura. Bene, questa è una sciocchezza che non necessita di studi scientifici ad hoc. Non è certo dalla grandezza del seno che dipende la possibilità di allattare o meno, quindi, dai, non confondiamo le donne con le mucche, e procediamo sereni in questo aleatorio ragionamento.

Il seno piccolo, per altro più sensibile di quello grande è, esattamente come il culo grosso dello studio precedente, sincero. Sincerissimo. Vediamo una bella donna con una piccola scollatura e non dobbiamo chiederci, sempre che abbia senso porsi certe domande, se è naturale, se è ricorsa alla chirurgia estetica (rarissimi sono i casi di diminuzione del seno, e mai portano la donna a una seconda), se è ricorsa a un push-up o un wonderbra. Vediamo una donna col seno nudo, e niente, non si può che ammirarlo. Curve non pericolose, del resto già abbondantemente celebrate dall’arte, da Botticelli a Klimt, passando per Gabriel Dante Rossetti, che ve lo dico a fare?

Discrezione, eleganza, sincerità, quindi. Ma anche, resistenza. Perché un seno piccolo, questione di fisica applicata, non cede come un seno grande. Niente cadute di stile, per intendersi, niente forze gravitazionali, per dirla alla Battiato. Tutto questo, l’uomo intelligente, l’ha capito. E così come apprezza il culo grosso, ca va sans dire, apprezza il seno piccolo, quello che entra in una coppa di spumante, se proprio vogliamo giocare a fare gli italiani, o in una mano. Anche la modella che ha posato per la Venere di Botticelli era di queste parti, mica è un caso.