Gira da tempo in rete un articolo, con finti presupposti scientifici, che sostiene che le donne con un Lato B generoso siano più intelligenti. Lo si trova spesso e volentieri nei social, condiviso o da donne che rientrano nella categoria o da burloni che lo postano sulle bacheche di donne che rientrano o si vuole far passare che rientrino in detta categoria.

Dato per scontato che non ci sia nessuna prova scientifica dietro questo tipo di articolo, uno di quegli “scherzi acchiappa-click” che contano più sul supporto di una generosa, è il caso di dirlo, gallery fotografica che su reali dati di fatto, qui tenderemo a dimostrare che, in effetti, esiste uno stretto legame tra intelligenza e generosità nelle forme posteriori. Ma non quelle indicate da quel gioco online.

Partiamo dai fondamentali: non aspettatevi che qui si parli del sedere, il sedere femminile, usando l’abusato “Lato B”. Lato B di cosa, scusate? Quella che segue è a tutti gli effetti un’ode al culo femminile, quindi figuriamoci se potremmo mai chiamarlo Lato B, sottintendendo che esiste un ben più nobile Lato A. Il culo è il culo, o se vogliamo essere meno gergali, il sedere è il sedere, inutile nasconderci dietro giri di parole piuttosto meschini. Niente Lato B, quindi: il sedere, a differenza di altre parti del corpo, è sempre sincero e schietto, iniziamo a emularlo a partire dalle parole che scegliamo per parlarne.

Bene, ora possiamo cominciare davvero. Si parlava, in esergo di questo articolo, chiamiamolo così, del rapporto tra intelligenza e culi generosi. Un nesso esiste, ma non sta tutto racchiuso nel medesimo corpo. La realtà, ma questo renderebbe il tutto poco appetibile a livello di gallery fotografica e anche di empatia nei confronti del lettore, è che da studi scientifici risulta più intelligente della media l’uomo che si sofferma a guardare con attenzione il culo femminile, ben più di chi, in maniera francamente piuttosto scontata e banale, fa lo stesso con le tette.

Il culo è (e si parla di estetica, fate attenzione) la quintessenza della sincerità. E anche della generosità. Pensate a un giorno triste d’inverno, magari al famoso Blue Monday, considerato il giorno più triste dell’anno. Ce ne andiamo in giro infagottati nei vestiti invernali. L’aria è grigia. L’incontro con un bel culo, non a caso indicato nell’immaginario comune con un sole, è in grado di illuminarci, di riportarci il buon umore. Non fosse altro perché, su questo nessuno può non essere d’accordo, un bel culo è tale anche se dentro una paio di pantaloni pesanti, o dentro una gonna. Non altrettanto si può dire di un seno, seppur generoso (su questo fronte, per altro, ci sono le famose due fazioni, chi sostiene che il seno perfetto debba entrare dentro una coppa di champagne chi sostiene che sotto la terza non va neanche considerato esattamente seno). Il seno, in inverno, se ne sta nascosto, e se lo si vuole far apparire, tocca ricorrere a pericolose scollature, che in inverno possono diffondere influenze e malattie bronchiali. Ciò detto c’è la faccenda dei wonderbra e dei pushup, che dopano la questione ben di più di quanto non facciano il loro corrispettivo a livello di mutande.

Per non parlare poi delle protesi. Alzi la mano chi di voi non conosca almeno una persona ricorsa a un aiutino su questo fronte. Alzi poi la mano chi conosce chi è ricorso all’aiuto di un chirurgo estetico per dotarsi di un bel culo: sicuramente molti di meno. Del resto, questo lo sanno realmente pure i bambini e le bambine, d’istinto, alla faccia delle teorie tanto care alla Gianini Belotti, sculettare è uno dei primi tratti distintivi, a livello di postura e deambulazione, tra femmine e maschi. Sculettare è un modo naturale per mettere in campo gli ormoni, altrettanto non si può dire nell’esibire una generosa (o meno) scollatura. Anzi, giocare sul fascino della scollatura è operazione che richiede tante attenzioni, a cominciare, appunto dal look (ricordate il discorso dei pantaloni invernali?) passando per la questione dell’apparire volgari, troppo dirette.

Quindi sincerità, schiettezza, primordialità. Mettiamoci anche che, a differenza delle tette, un culo può essere allenato a combattere la forza di gravità, il tutto senza finire nel terribile campo del culturismo, cosa che ahinoi e ahivoi, non può accadere con la scollatura, destinata a un declino non solo metaforico. Di qui, si suppone, il modo di dire, diventato universale, “mi sono fatta un culo così”. E se l’inverno pone decisamente a favore del culo, l’estate può non essere da meno. Il bikini pone la faccenda su un campo di parità, con tanga e perizoma che hanno decisamente innalzato il livello della sfida.

Al culo, e non poteva essere altrimenti, hanno guardato con attenzione poeti e narratori, nel corso dei secoli, ma siccome chi scrive è critico musicale, mi è impossibile non citare una serie piuttosto impressionante di artiste che, del loro culo, hanno fatto una sorta di marchio di fabbrica, finendo poi per inserire il suddetto nei loro brani e, ancora di più, nei loro video.

La prima, e non potrebbe che essere così, per una questione di dimensione, è Nicki Minaj. Non fate finta di non sapere chi sia. Magari non conoscerete le sue canzoni, ma il culo della Minaj non potete non averlo visto, anche perché lei, che negli USA è un vero e proprio mito, del culo ha fatto un’arma di distruzione di massa. Vedere il suo video Anaconda per credere. Non da meno è Jennifer Lopez, che quanto a dimensioni è magari un po’ più proporzionata, ma che a sua volta ha fatto del suo posteriore un vanto, al punto da averle dedicato un brano, Booty, in cui decanta le lodi del culo grande insieme alla sua giovane collega Iggy Azalea, una che si candida a diventare a sua volta icona in questo settore. Booty è sicuramente un video di quelli che non lasciano dubbi a riguardo della sfida di cui in queste righe si parla. E già in passato un’altra star del pop aveva cantato, in compagnia delle sue socie, le lodi al culo con Bootylicious (qualcosa che la Crusca tradurrebbe come “culoso”). Lei è Beyoncé, e il brano era a firma delle Destiny’s Child. L’elenco sarebbe davvero lunghissimo, dall’ironico All About That Bass di Meghan Trainor, in cui si cantano le lodi più in generale delle donne sinuose rispetto a quelle spigolose, alle più esplicite Wiggle di Jason Derulo (sul fronte rapper le canzoni dedicate al culo sono decin, va detto) o My Humps di Fergie coi suoi Black Eyed Peas.

Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. Non bastasse quanto detto sin qui, riguardo alla provata intelligenza dell’uomo che guarda le donne col culo generoso, si potrebbe ricordare come, da che mondo è mondo, il suddetto culo è associato alla fortuna. Non sarà mica un caso?

Chiudiamo sfoderando una prova definitiva, e lanciando un auspicio. Kim Kardashan è donna che sa come usare i social e più in generale la rete. Qualsiasi cosa faccia si nota, diventa oggetto di dibattito, viene viralizzata. Nel momento in cui ha deciso di “rompere l’internet”, posando per il magazine Papermag, non a caso ha fatto uno scatto, diventato tra i più visti al mondo, in cui metteva in primo piano il suo culo, con tanto di citazione di un altro scatto famosissimo di Grace Jones, una coppa di champagne appoggiata sulle chiappe, manco fossero un vassoio. Pochi giorni fa Kim ha nuovamente provato a rompere l’internet posando nuda in compagnia dell’altra star del web, la modella Emily Ratajkowksi. Siccome suppongo stiate facendo gli gnorri, mostrando una inopportuna meraviglia, sappiate che Emily è la tizia per cui è stato coninato l’hashtag #escile, con chiaro riferimento alle tette. Ecco, il nuovo tentativo di Kim, seppur in buona compagnia non ha sortito gli stessi effetti del precedente. Culo batte tette uno a zero, palla al centro.