Mentre lInps avvia l’operazione buste arancioni, cioè inizia a spedire agli italiani le lettere con la simulazione della futura pensione, il suo buco di bilancio continua ad allargarsi. Il 2016, per l’istituto previdenziale di cui è presidente Tito Boeri, si chiuderà infatti con un rosso superiore al previsto: 11,6 miliardi di perdita contro gli 11,2 iscritti nel bilancio di previsione approvato a febbraio. “Colpa” della legge di Stabilità, che ha prorogato anche per quest’anno gli sgravi contributivi (sebbene ridotti) per gli assunti a tempo indeterminato, ha sancito un’altra tornata di “salvaguardia” per gli esodati e ha esteso l’Opzione donna, cioè la possibilità per le lavoratrici di andare a riposo prima di aver raggiunto i requisiti di età, a patto di accettare che l’assegno venga calcolato interamente con il metodo contributivo.

“La gestione economica – si legge nella prima nota di variazione 2016 – presenta un risultato di esercizio negativo pari a 11.589 milioni, derivante dalla differenza tra il valore della produzione di 312.730 milioni e il costo della medesima di 324.492 milioni, incrementata di ulteriori 174 milioni per altri proventi e oneri. Il preventivo originario 2016 esponeva un risultato di esercizio negativo per 11.211 milioni”. In più la situazione patrimoniale peggiora ancora, con una previsione a fine anno di un patrimonio netto a 1,42 miliardi contro gli 1,78 della previsione iniziale. A febbraio Gianpaolo Pattai, membro del Consiglio di indirizzo e vigilanza – il Civ, che è l’organo di controllo dell’Inps – aveva avvertito che il patrimonio andrà “sotto zero nel 2017″. Dall’entourage di Boeri si è fatto però notare che la riduzione del patrimonio dipende dall‘operazione di pulizia sui conti: sono stati aumentati gli accantonamenti al fondo svalutazione per tener conto dei crediti inesigibili che le precedenti gestioni continuavano a mettere a bilancio tra gli attivi.

Giovedì il Civ ha deliberato all’unanimità di non approvare questa nota di variazione al bilancio, per motivazioni “di ordine formale e sostanziale, legate alla mancata informativa dettagliata relativamente alla consistenza e alla gestione del patrimonio immobiliare ed alla assenza di criteri di investimento e disinvestimento; al mancato controllo sulla posizione debitoria verso l’Inps degli enti pubblici; alla gravità della situazione dei residui attivi e passivi, all’incertezza derivante dalla adozione di provvedimenti di sospensione ‘sine die’ di delibere fondamentali per la vita dell’Istituto in luogo del più coerente atto di ritiro”.

In una prossima riunione il Civ esaminerà le precisazioni e i chiarimenti inviati dagli organi di gestione, che hanno definito il rinvio “un atto costruttivo e finalizzato a confermare il positivo dialogo, nel rispetto delle reciproche competenze“.