Giuseppe Sala ha messo in Rete la sua dichiarazione dei redditi. Per rispondere alle critiche di aver “dimenticato” di rendere pubblica, com’è d’obbligo per i manager pubblici, la proprietà della sua casa in Svizzera e della sua villa a Zoagli. Così sul sito beppesala.it da ieri pomeriggio è disponibile il Modello Unico Pf (persone fisiche) del fisco italiano, in cui la casa in Svizzera è dichiarata.

Restano aperte tre domande. La prima. La sua dichiarazione ai sensi della legge sulla trasparenza – dove la casa in Svizzera è “dimenticata” e dove la villa a Zoagli è dichiarata come “terreno” – è del 19 febbraio 2015: perché Sala ha pubblicato il Modello Unico del 2014, che si riferisce al periodo d’imposta 2013, e non quello più aggiornato del 2015, che si riferisce al 2014?

Seconda domanda. Un documento corretto (quello fiscale) non annulla un documento scorretto (quello ai sensi della legge sulla trasparenza). La verità non è una somma algebrica, una bugia non viene annullata dall’aver detto una volta la verità. È stata chiamata, appunto, legge sulla trasparenza: è quella che obbliga funzionari e manager pubblici, che manovrano denaro di tutti, a dichiarare le loro proprietà non soltanto al fisco, ma ai cittadini. Sala non l’ha fatto, “dimenticando” l’appartamento a Pontresina, in Engadina, a un passo da Sankt Moritz; e trasformando in “terreno” la villa di Zoagli, in Liguria. Ha posto la sua firma su un documento in cui si legge: “Sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”. E ancora: “Consapevole delle responsabilità e delle sanzioni penali stabilite dalla legge per le false attestazioni e dichiarazioni mendaci”.

Così ora la Procura di Milano – che ha ricevuto un esposto dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato, veterano delle denunce della corruzione della “Milano da bere” – dovrà con ogni probabilità aprire un fascicolo sulla dichiarazione falsa, con il risultato che Sala andrà da indagato verso le elezioni del 5 giugno. “Se fossi indagato mi dimetterei”, dichiarò il candidato sindaco del centrosinistra il 23 dicembre 2015 a Radio popolare. Che cosa farà ora? Per arrivare alla terza domanda bisogna leggere con attenzione la dichiarazione dei redditi di Sala. Al quadro Rw è segnata la casa in Svizzera, valore dichiarato 1.372.033 euro, tassa dovuta 10.427 euro (è l’Ivie, imposta sul valore degli immobili all’estero). È segnato anche un conto corrente elvetico, che nel 2013 raggiunge la somma massima di 7.446 euro, mentre a fine anno il deposito è di 2.948 euro.

In un altro quadro (Ra) compare la villa di Zoagli, ma anche qui dichiarata solo come “terreno”. Consultando il catasto, si scopre che la proprietà in Liguria è accatastata come terreno dal 10 gennaio 2011 al 1 dicembre 2014, mentre dal 1 dicembre 2014 è accatastata come fabbricato. Se Sala avesse reso pubblica la dichiarazione del 2015 forse avremmo capito meglio la storia della proprietà passata alle cronache come la villa al mare per cui Sala, già nel 2012, da amministratore delegato di Expo, chiese l’intervento professionale dell’architetto Michele De Lucchi, che intanto lavorava anche per Expo.

Ma ecco la sorpresa: nel quadro Rw, oltre alla casa e al conto in Svizzera, Sala segnala altre due partite non dichiarate ai cittadini. Sono due attività finanziarie in Romania. Una partecipazione al capitale di una società per 2.948 euro, per cui paga un’Ivafe (l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero) di 4 euro. E una più consistente partita di 1.123.892 euro dichiarati come “altre attività estere di natura finanziaria”, per cui paga 1.686 euro di Ivafe. Per questa voce è barrata una casella che segnala che i redditi relativi a tale attività finanziaria verranno percepiti l’anno successivo oppure che l’attività è infruttifera. Di tutto ciò non c’è traccia nella dichiarazione giurata ai sensi della legge sulla trasparenza. Anche le attività in Romania sono “dimenticate”. Potrebbero essere attività non remunerative. Ma perché non dichiararle ai cittadini?

di Gianni Barbacetto e Luigi Franco

da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2016