“Il giudizio che la Capacchione ha dato del Pd è sbagliato e ingeneroso. Non mi riconosco in quelle parole. Contro le infiltrazioni abbiamo fatto e stiamo facendo molto”. Così Franco Mirabelli, l’uomo che due mesi fa il Pd ha spedito nella terra dei Casalesi per commissariare il partito e traghettarlo verso le amministrative in 32 comuni. Classe 1960, il senatore Mirabelli è un milanese doc, laureato in economia politica e ha fatto tutta la sua carriera all’interno del partito. Che però lo designa, pur senza una competenza specifica in materia, capogruppo nella commissione antimafia. Per poi spedirlo nelle terre della camorra, dove una settimana via l’altra sono stati sciolti comuni, indagati sindaci, azzerate giunte per sospette infiltrazioni. Fino all’altro ieri Mirabelli ha lavorato gomito a gomito con Stefano Graziano, indagato per concorso esterno. La missione era smarcare le liste e i candidati dai dissidi interni – ad Aversa, Sessa Aurunca o Marcianise e altri – dove le inchieste hanno provocato un ricambio da gestire. Ma dei suoi guai giudiziari la sentinella della legalità alla frontiera della legge non si è accorto e oggi nulla dice: “Sì però su Graziano non commento. La magistratura farà il suo corso, verificheremo”, premette. Dice alcune cose però sulle uscite della collega Rosaria Capacchione che in un’intervista a La Stampa ha attaccato pesantemente la classe dirigente del Pd denunciandone l’inerzia nei confronti del rischio infiltrazioni. Peggio, una forma di complicità che si esercita anche dall’alto, premiando chi “porta pacchetti di voti” e marginalizzando chi lotta per la legalità. Per questo, la giornalista che era stata imbarcata come simbolo di resistenza alle mafie, ha annunciato che non si candiderà più. Parole che non sono piaciute affatto a Mirabelli che pure in commissione e a Caserta ha condiviso con l’autrice del libro inchiesta L’Oro della Camorra fior di riunioni, tavoli e sedute. Una dissociazione a sfondo politico, legalitario e morale che è la stessa che attraversa e dilania il primo partito d’Italia.

Cos’ha pensato leggendo lo sfogo della Capacchione?
Ognuno pensa quello che vuole: Rosaria è una giornalista, una persona che purtroppo per lei ha avuto a che fare con la camorra. Non condanno le cose che dice, non mi riconosco. Il giudizio nei confronti del partito è un giudizio sbagliato e ingeneroso. Non penso che siamo in una situazione disperata. Non so perché dica quella cosa, probabilmente le pensa. Però…

Però?
Voglio far notare una cosa. Se è vero che quella terra è più a rischio di altre non è sottraendosi all’impegno che si crea un argine. Penso ai Cinque Stelle che ci attaccano ma pur di non rischiare nulla si defilano, non presentando liste in nessuno dei 32 comuni. Chiaro che se c’è solo il Pd poi l’aggressione del malaffare sia a senso unico o tale possa sembrare.

Ma cosa le ha dato più fastidio?
C’è una attribuzione a Renzi di responsabilità che non ha. Il partito casertano è stato commissariato molte volte in questi anni, si muove in una realtà molto difficile in cui i rischi di infiltrazione sono grandi. Anche l’autoreferenzialità e la lotta tra le diverse correnti concorre a far perdere di vista l’interesse generale. E questo rischio qui è più forte che altrove. L’esperienza che sto facendo io in queste settimane insieme alla Capacchione dice che lavorando sulle candidature si può dare il segno che la legalità è al primo posto.

E allora questa uscita?
Dovete chiederlo a lei, non condivido alcuni eccessi.

Però l’accusa arriva l’indomani di un’indagine a carico del presidente del partito…
Sì l’indagine, però su Graziano non dico niente. La magistratura farà il suo corso, verificheremo. La vicenda di Santa Maria Capua Vetere è purtroppo uguale a tante altre in cui le in chieste stanno facendo luce: c’è stata Maddaloni, Marcianise, arresti e operazioni diverse in queste settimane hanno segnalato l’interesse dei Casalesi a infiltrarsi nelle imprese e condizionarle, conquistare gli appalti.

In due mesi nel Casertano da commissario ha respirato le pressioni dei clan sui politici locali?
No no, non ho sentito affatto questa pressione. Ho incontrato tante persone perbene, oneste che soffrono tantissimo, quanto Rosaria e forse più di Rosaria non avendo la possibilità di esprimersi come fa lei ma che sono pronte a lavorare e impegnarsi. C’è uno scontro politico nel partito della città fondato magari più interessi di corrente a favore di candidati diversi però no, io però faccio il commissario, non devo essere eletto né ricevere voti da nessuno…

Candiderebbe Roberto Saviano?
Sì, probabilmente sì.

Però Saviano ha da poco detto le stesse cose che dice oggi la Capacchione…
Ma io candiderei sia lui che la Capacchione. Non è che se uno dice una cosa per me sbagliata e sgradevole e allora…

Ma entrambi pensano e dicono che Renzi e Pd premiano solo chi porta voti…
Ma questa è una sciocchezza. Stiamo lavorando per cercare di cambiare le cose. Questo lavoro lo stiamo facendo in sintonia con il Nazionale e non “nonostante” Renzi, se si è deciso di mandare il capogruppo dell’antimafia a Caserta a commissariare il partito evidentemente non c’è una sottovalutazione del problema.

Quando fu candidata alle europee nel 2009 prese 73mila preferenze non ce la fece per un pugno di voti. Anche allora disse che il Pd non l’aveva sostenuta.. Ed era la stessa Capacchione…
Questo non lo sapevo, non mi ricordavo neanche si fosse candidata alle europee… In ogni caso se avesse accettato di candidarsi a Caserta sarei stato felice, il mio problema non è avere persone con cui non condivido alcuni giudizi ma non avere delinquenti o persone non affidabili per la legalità…

A sentirla sembra che una parte del territorio sia infetta ma il partito sia sano… 
Penso che ci sia il problema di fare più attenzione perché siamo il più grande partito del Paese perché è evidente che c’è il rischio di infiltrazione e malaffare. Ma te la dico con una battuta, ripetendo il concetto: se facessimo come i Cinque stelle che a Caserta neppure si presentano saremmo tranquilli sul fatto che non ci sarebbero infiltrazioni. Non so se è compito di un partito non assumersi la responsabilità di tentare di governare in terre così difficili. Loro non presentano il simbolo da nessuna parte. Così è più facile. Dopo di ché penso che le forze politiche debbano provare a governare in modo pulito in terre difficili.

C’è un problema morale nel PD?
Non ci sto. Non è vero che non abbiamo gli anticorpi. Siamo gli unici che quando qualcuno viene sfiorato da indagini si sospende dalle cariche di partito…

De Luca, ad esempio…
Quella è un’altra questione. Il punto non è il garantismo ma che in vicende legate alla criminalità organizzata chi è coinvolto o sospettato di esserlo si deve fare da parte. Lo facciamo e lo abbiamo sempre fatto. Si sono dimessi sottosegretari e ministri in questa legislatura per vicende che spesso si sono rivelate marginali.

Ministri, sottosegretari… torno a chiederle: non c’è un problema morale del PD?
Penso che siamo un grande partito, governiamo la stragrande maggioranza dei comuni. Cerchiamo di combattere contro le infiltrazioni. L’anno scorso si è parlato tanto della Campania. Io ricordo però che il lavoro fatto sulle liste del Pd da parte della segreteria regionale è stato davvero importante. Che ha escluso persone e ha avuto anche problemi legati alla sicurezza per aver escluso persone chiacchierate.

Per la terza volta: non è una conferma del problema?
Senta, dire che su questo non si fa niente è sbagliato. Non abbiamo aspettato l’inchiesta di ieri per mandare a Caserta il capogruppo dell’antimafia in una terra dove c’è la camorra e la quesitone dell’infiltrazione della politica è una questione molto seria. Penso si stia dando un’amplificazione enorme a ogni quesitone assolutamente legittima che riguarda il Pd.

Quanto rimane a Caserta?
Non lo so…. Fino alle elezioni forse, anzi no, probabilmente di più. Altrimenti non riesco a fare nulla di quello che ho detto. Sarete contenti così non faccio campagna per Sala a Milano