Dietro la fornitura di blindati per l’esercito libico del generale Khalifa Haftar ci sono i suoi storici alleati, Emirati Arabi ed Egitto. I mezzi sbarcati sabato al porto di Tobruk sono pick-up blindati Toyota Hilux e blindo da combattimento Panthera T6, entrambi prodotti da due aziende specializzate di Dubai, la Minerva Special Purpose Vehicles e la Ares Security Vehicles e, su licenza, da un’azienda egiziana, la Eagles International Vehicles.

Questa fornitura, in violazione all’embargo internazionale che impedisce la vendita di armi alla Libia, agevolerà l’avanzata del generale Khalifa Haftar contro l’Isis in Cirenaica e verso Sirte, approfondendo pericolosamente la spaccatura in due della Libia: da una parte il governo di Fayez Al Serraj a Tripoli, sostenuto da Italia, Turchia, Stati Uniti e Nazioni Unite (e internamente dai salafiti di Abdelhakim Belhadj e dalla Fratellanza Musulmana del gran muftì Sadiq Al Ghariani) che sabato, riferisce l’agenzia Lana, si è riunito per la prima volta nella sede del Congresso sciolto nelle scorse settimane; dall’altra, a Tobruk, l’esercito di Haftar che continua a non riconosce il nuovo governo di unità nazionale e ad avanzare militarmente grazie al sostegno di Emirati, Egitto, Francia – che partecipa direttamente alle operazioni con le sue forze speciali basate a Benina  – e Gran Bretagna, presente con i suoi commando dello Special Air Service.

Secondo il Daily Mail, commando britannici “si preparano” a lanciare entro alcune settimane un attacco contro l’Isis a Sirte. Il quotidiano precisa che le forze speciali Gb si uniranno a quelle francesi e americane e che l’attacco verrà coordinato dai commando Sbs, le forze speciali della Marina britannica. I militari identificheranno gli obiettivi che verranno colpiti dai droni Predator e dagli F-15 Strike Eagle.

Le mire egiziane, e francesi, sui pozzi petroliferi della Cirenaica non sono un mistero, ma il rischio è che lo scontro si estenda alla Tripolitania e ai suoi giacimenti, controllati dall’Eni e protetti dalle Guardie degli Impianti Petroliferi. Una situazione che rischia di spaccare in due non solo la Libia, ma la stessa comunità internazionale. Sullo sfondo la Russia di Vladimir Putin, silenziosamente schierata con l’Egitto e quindi con le milizie del generale Haftar.

Per l’Italia, che continua a proporsi come capofila di un’intervento militare in Libia a sostegno del governo di Tripoli, si profila uno scenario molto difficile, aggravato dalla crisi con l’Egitto per il caso Regeni e dalla sempre più stretta alleanza tra il presidente francese François Hollande e il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.