Ormai è solo una questione di “quando” non di “se”. Il primo momento buono è lunedì, dopo la partita del Napoli all’Olimpico. Se al fischio finale gli azzurri avranno 10 o più punti di distacco dalla Juventus, i bianconeri saranno campioni d’Italia. Per evitarlo, Sarri dovrà fare lo stesso risultato (o uno migliore) di Allegri, impegnato domenica a Firenze. In quel caso, la festa scudetto verrà rimandata di almeno una settimana, quando la Juve sarà impegnata allo Stadium contro il Carpi. La sfida per il tricolore, o quel che ne resta, corre dunque a distanza. È l’ultimo briciolo d’interesse, assieme al tentativo della Roma di rimontare lo stesso Napoli nella lotta per il secondo posto, rimasto nei quartieri alti del campionato. Perché i giallorossi sono ormai certi della qualificazione alla Champions e se il Sassuolo non torna a vincere difficilmente potrà insidiare il sesto posto del Milan, per il quale è già svanito l’effetto Brocchi. Resta calda, invece, la situazione sul fondo della classifica: il confronto diretto tra Frosinone e Palermo (domenica alle 12.30) varrà una grossa fetta di chance salvezza per entrambe, mentre il Carpi cerca punti pesanti in casa contro l’Empoli. Ultima chiamata per il Verona, costretto a far risultato contro il Milan per sperare ancora in una permanenza che avrebbe il sapore del miracolo.

LA SFIDA – “QUI FRANCHI, A VOI OLIMPICO”
La sfida scudetto viaggia in differita. Si inizia domenica sera da Firenze, dove i viola affrontano la Juventus. I risultati delle ultime settimane hanno privato la Fiorentina di particolari interessi legati alla classifica, ma il faccia a faccia con i bianconeri è da sempre uno dei più sentiti dai tifosi. Match caldo, dunque, per Allegri, l’ultimo prima della fine del campionato. Per evitare inutili palpitazioni, bisognerà vincere così da mettersi comodamente seduti in poltrona e fare il tipo per la Roma. All’Olimpico, lunedì alle 15, arriva il Napoli che è obbligato a mantenere almeno inalterato lo svantaggio dalla Juve per rimandare la sua festa scudetto. Ma la partita ha un alto valore anche in ottica secondo posto. I giallorossi hanno cinque punti di ritardo dalla banda di Sarri – che ritrova Gonzalo Higuain – e una vittoria riaprirebbe i giochi per il secondo posto, garanzia di partecipare alla fase a gironi della prossima Champions. Una stagione in meno di ventiquattr’ore: c’è partita o “rien ne va plus, le jeux sont fait”?

DIAMO I NUMERI – IL MILAN NON SEGNA MAI
1: il numero massimo di gol segnato in una sola partita dal Milan nelle ultime 9 partite. I rossoneri, a causa della difficoltà a trovare la porta, hanno raccolto appena 10 punti. L’ultima partita con più di una rete risale al 14 febbraio (Milan-Genoa 2-1).
6: i punti conquistati dall’Inter nelle ultime otto trasferte. Una vittoria, 3 pareggi e 4 sconfitte il ruolino di marcia dei nerazzurri lontano da San Siro. Anche così è naufragato il sogno Champions.
11: i punti che servirebbero al Verona per essere certo di conquistare la salvezza, la metà di quanti ne ha conquistati finora. Ne restano a disposizione 12. L’Hellas ha un piede e mezzo in Serie B.

IL FATTO – HIGUAIN COME CAVANI PER  “PRENDERE” NORDAHL
Le tre giornate di squalifica hanno annacquato le possibilità, senza cancellarle. E grazie allo sconto ricevuto in appello, Gonzalo Higuain può tentare di raggiungere il record di Gunnar Nordahl nella classifica cannonieri. Lo svedese, correva la stagione ‘49/50, segnò 35 reti. Il Pipita è fermo a 30 quando mancano 4 giornate alla fine del campionato. Dovrebbe quindi buttare la palla in porta cinque volte per agguantare l’attaccante del Milan. Impossibile? No, come raccontano i precedenti. È già accaduto otto volte, infatti, che il capocannoniere riuscisse a segnare quel numero di reti nelle ultime quattro partite. L’ultimo a riuscirci fu proprio un attaccante del Napoli, Edinson Cavani, nel 2012/13. Prima di lui è toccato ad Antonio Di Natale (‘09/10), Francesco Totti (‘06/07), Hernan Crespo con la Lazio nel 2001/2002, Marcio Amoroso nel ‘98/99 e Michel Platini ben 23 anni fa. Beppe Signori con la Lazio e Oliver Bierhoff in maglia rossonera riuscirono addirittura a segnare 6 gol, rispettivamente nel ‘93/94 e ‘97/98. Quella del Pipita non è una mission impossibile.