Ha annunciato di non essere disponibile per una nuova candidatura, ma rimarrà comunque in carica come presidente di Unioncamere Sicilia, nonostante sia ancora indagato per concorso esterno a Cosa nostra. Un’inchiesta delicata quella a carico di Antonello Montante, numero uno di Confindustria in Sicilia, considerato per anni simbolo della riscossa antiracket degli imprenditori isolani, e poi finito iscritto nel registro degli indagati della procura di Caltanissetta. E’ per questo motivo che alla vigilia del rinnovo dei vertici di Unioncamere, la sua possibile riconferma sulla poltrona più alta dell’associazione che raggruppa i nove enti camerali della Sicilia aveva suscitato più di una polemica. “Davanti al quadro opaco che sta emergendo dalle numerose inchieste che riguardano i vertici di Confindustria Sicilia ed il sistema di interessi che ruota attorno al sistema camerale, definire inopportuna la riconferma di Montante alla guida di Unioncamere Sicilia è un eufemismo“, era stato il j’accuse di Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Italiana, mentre Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle faceva notare che, dall’inchiesta sulla procura di Potenza sul petrolio in Basilicata, emergerebbe una richiesta da parte di Gianluca Gemelli “alla ministra-fidanzata di subordinare la firma del decreto di unificazione delle Camere di commercio di Enna, Caltanissetta e Trapani ad un colloquio con Montante”.

Ed è proprio fino alla riforma delle Camere di Commercio sull’isola (da nove diventeranno quattro), che Montante rimarrà alla guida di Unioncamere sull’isola. “Vista l’indisponibilità anche degli altri presidenti presenti e rispondendo alla precisa esigenza di non lasciare l’Associazione priva di vertici in un momento di particolare delicatezza per il sistema, all’unanimità il consiglio ha chiesto agli organi attualmente in carica di proseguire nel loro mandato fino al completamento del processo di fusione delle Camere di commercio”, fanno sapere da Unioncamere alla fine della riunione del direttivo regionale. “Non è mia abitudine tirarmi indietro ma voglio che sia chiaro che la mia disponibilità è temporalmente legata alla fine del processo di accorpamento e per questo chiediamo al governo nazionale e regionale di accelerare l’iter affinché vengano insediati subito gli organi nelle nuove camere di commercio”, dice lo stesso Montante, che dunque rimarrà in carica almeno fino al varo del nuovo ordinamento degli enti camerali sull’isola.

Riforma che era già stata oggetto di una dettagliata interrogazione parlamentare inviata dal Movimento 5 Stelle all’ormai ex ministro Federica Guidi. L’obiettivo dell’atto dei pentastellati era fare luce sulle cosiddette “iscrizioni fantasma” di numerosi imprenditori negli elenchi di associazioni candidate ad ottenere un posto nei consigli d’amministrazione dei nuovi enti. Nelle scorse settimane, infatti, la procura di Catania aveva acceso i riflettori su Confimpresa, Euromed e Fapi, associazioni che avevano fatto registrare un repentino boom di iscritti. L’interrogazione parlamentare del M5s, tra l’altro, indicava Montante come soggetto vicino al responsabile di Euromed, Alessio Lattuca: è per questo che i pentastellati denunciavano l’esistenza un possibile escamotage, con la regia dello stesso presidente siciliano di Confindustria, per avere peso anche nei cda delle nuove maxi Camere di commercio.

E mentre la riforma degli enti camerali in Sicilia rimaneva bloccata nel risiko di un complesso sistema di potere, il ministro Guidi è stata costretta a fare un passo indietro, travolta dall’inchiesta lucana, che vede tra gli indagati anche Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere nazionale, storico alleato dello stesso Montante e con lui grande elettore di Vincenzo Boccia, neo presidente di Confindustria. Come dire che in viale dell’Astronomia i voti dei siciliani sono ancora oggi fondamentali, nonostante le inchieste della magistratura.