Tredici abitazioni tra Caltanissetta e Milano, le sedi di cinque società tra Sicilia, Piemonte e Lombardia, gli uffici di Unioncamere e Confindustria a Palermo, e quelli della Camera di Commercio di Caltanissetta: sono i locali che da stamattina sono stati perquisiti a tappeto dai poliziotti della squadra Mobile e del Servizio centrale operativo su ordine della procura di Caltanissetta. Dopo un anno di silenzio è arrivato l’avviso di garanzia per Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, indagato per concorso esterno a Cosa nostra dalla procura di Caltanissetta. Dodici mesi dopo la diffusione della notizia sull’inchiesta, i procuratori aggiunti Lia Sava e Gabriele Paci, con il sostituto Stefano Luciano, hanno ordinato le perquisizioni in tutte le città dove hanno sede le società di Montante, formalizzando le accuse nei suoi confronti.

Il leader degli industriali è indagato per i suoi rapporti con Vincenzo e Paolino Arnone, boss di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, città da cui proviene lo stesso Montante. Per i pm, il presidente di Confindustria Sicilia è accusato per fatti commessi a partire dal 1990, in particolare per aver messo “in modo continuativo a disposizione” degli Arnone “la propria attività imprenditoriale consentendo al clan di ottenere l‘affidamento di lavori e commesse anche a scapito di altri imprenditori, nonché assunzioni di persone segnalate dagli stessi, ricevendone in cambio il sostegno per il conseguimento di incarichi all’interno di enti e associazioni di categoria, la garanzia in ordine allo svolgimento della sua attività imprenditoriale in condizioni di tranquillità, senza ricevere richieste di estorsioni e senza il timore di possibili ripercussioni negative per l’incolumità propria e dei beni aziendali, nonché analoghe garanzie per attività riconducibili a suoi familiari e a terzi a lui legati da stretti rapporti”.

Quattro i collaboratori di giustizia che hanno messo a verbale dichiarazioni contro Montante: Carmelo Barbieri, Pietro Riggio, Aldo Riggi e Salvatore Dario Di Francesco. Quest’ultimo è un ex dipendente del consorzio Asi, l’area di sviluppo industriale, e gli inquirenti considerano il “collante tra gli esponenti di Cosa Nostra e i colletti bianchi della provincia”: in passato ai pm ha raccontato i retroscena degli appalti pilotati nella zona. Già due anni fa la rivista i Siciliani Giovani, diretta da Riccardo Orioles, aveva pubblicato una fotografia, risalente agli anni ottanta, che ritraeva Vincenzo Arnone insieme allo stesso Montante, nella sede dell’Associazione Industriali di Caltanissetta. Secondo i documenti pubblicati dalla rivista, c’era anche Arnone tra i testimoni di nozze scelti dal futuro leader degli industriali siciliani. Nell’inchiesta della procura di Caltanissetta sono confluite anche le dichiarazioni di un altro imprenditore, Massimo Romano, un testimone considerato reticente dai pm, che però ha raccontato di aver ricevuto una strana richiesta da parte di Montante: tra il novembre e il dicembre 2014, gli chiese di cambiare una grossa somma di denaro (100 mila euro) in banconote di piccolo taglio. È per questo che sono scattate le perquisizioni: gli inquirenti vogliono verificare se Montante abbia accumulato o meno “risorse economiche occulte”.

“Avendo finalmente letto il capo di incolpazione che sta alla base dell’indagine della Procura di Caltanissetta, il nostro assistito – con ancora più forza – ribadisce la più assoluta estraneità ad ogni ipotesi delittuosa”, dicono gli avvocati Nino Caleca e Marcello Montalbano, legali del big confindustriale. “Daremo ogni contributo all’indagine – continuano i legali – ove si ipotizza, addirittura, un concorso esterno a favore di personaggi mafiosi che lo stesso Montante ha contribuito a colpire duramente sia sotto il profilo della libertà personale che dell’illecito arricchimento. Personaggi, quindi, dai quali è possibile aspettarsi ogni forma di reazione calunniosa. Indicativa è anche l’epoca dei fatti: a decorrere dal lontano 1990”. L’inchiesta sul presidente di Confindustria Sicilia, che è anche delegato nazionale per la legalità di viale dell’Astronomia, aveva creato parecchio clamore dato che Montante è tra i leader della cosiddetta riscossa antimafia degli imprenditori isolani. Un nuovo corso, lanciato nel 2008, quando Confindustria crea un proprio codice etico antimafia, che promuove le denunce contro il racket e emargina alcuni suoi ex componenti considerati vicini ai clan. Dopo la diffusione dell’indagine a suo carico, Montante si è dimesso da componente del consiglio direttivo dell’Agenzia per i beni confiscati (dove era stato nominato da Angelino Alfano), rimanendo invece alla guida degli industriali siciliani, dopo aver raccolto una solidarietà quasi bipartisan dal mondo politico e istituzionale.