Le astensioni di Cattolica e Generali sono state decisive nell’impedire l’avvio dell’azione di responsabilità della Banca Popolare di Vicenza nei confronti dell’ex presidente Gianni Zonin. A rivelarlo sono i verbali dell’assemblea dei soci dell’istituto dello scorso 26 marzo, nel corso della quale è stata bocciata la mozione in base alla quale sarebbero stati chiesti i danni alla vecchia gestione. Questo in attesa dell’aumento di capitale, fortemente a rischio (il progetto del neonato fondo Atlante, che interverrà per soccorrere l’istituto e Unicredit che lo garantisce, parla esplicitamente di rischio bail in) e della quotazione in Borsa.

Se la compagnia assicurativa di cui l’istituto è primo azionista e il Leone di Trieste, che insieme avevano oltre il 12% del capitale presente in assemblea, avessero votato a favore, la quota di favorevoli all’azione di responsabilità sarebbe arrivata alla maggioranza (38,05%). Tra le astensioni di peso si registrano poi quella di Banca Ifis (1,69%) e della Fiamm (0,55%), l’azienda di cui è amministratore delegato Stefano Dolcetta, presidente di Pop Vicenza dallo scorso novembre.

Hanno invece votato contro Zonin e la sua famiglia, la Fondazione Roi (5,1%), il cui patrimonio è stato polverizzato dall’investimento in Bpvi e di cui Gianni Zonin è ancora presidente, e l’imprenditore dei prosciutti Luca Ferrarini (1,55%). Non tutti gli investitori istituzionali si sono astenuti. La Fondazione Cassa di Risparmio di Prato (3,55% del capitale in assemblea), ad esempio, ha votato per chiedere i danni alla vecchia gestione, così come la Fondazione Maria Teresa Mioni. A favore dell’azione dei responsabilità si sono espressi 1.346 soci, moltissimi dei quali piccoli azionisti con qualche centinaia o al più poche migliaia di azioni, titoli in cui è stato investito il patrimonio di famiglia o i risparmi di una vita. Dal sindacalista Giuliano Xausa della Fabi, con 677 azioni, a Silvano Corazzin, proprietario di un mobilificio e di 208mila azioni (quasi 13 milioni di euro polverizzati), a società come Immobiliare Veneta (76mila azioni) e Due Mari srl (125mila azioni) fino al gruppo farmaceutico Fis (68mila azioni). Per il sì si è espresso anche l’ex sindaco di Vicenza Enrico Hullweck, l’unico (ex) politico presente all’assemblea.

Tra i no si registrano quelli della Zeta Sas (24mila azioni) di Giuseppe Zigliotto, l’ex consigliere di Bpvi e attuale presidente di Confindustria Vicenza, indagato con Zonin per aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza, e il gruppo di costruzioni Maltauro. Ferrarini, oltre ad esprimere voto contrario con i suoi titoli, ha votato no anche con quelli della sua società Effe Energy (3,9% del capitale), portando il suo peso in assemblea al 5,4%. Tra i no della famiglia Zonin si segnalano quelli di Gianni (51mila azioni), dei figli Domenico (21mila), Francesco (22mila) e Michele (22mila), della moglie Silvana Zuffellato (54mila), del fratello Silvano (35mila), a cui si aggiungono i titoli di cui in pancia ad alcune aziende agricole come la tenuta Castello del Poggio (31mila), la tenuta Cà Bolani (88mila), la Badia (18mila).