Tosati peggio delle pecore. Come altro definire gli azionisti della Banca popolare di Vicenza che nell’istituto hanno messo soldi veri e oggi si ritrovano con pochi spiccioli virtuali in mano? Certo, da mesi tutti sapevano che la botta sarebbe arrivata: il famigerato conto della gestione Zonin. Nessuno però pensava che potesse andare addirittura peggio che ai soci della vicina Veneto Banca. Martedì sera il consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza ha comunicato il prezzo di recesso e l’entità dell’aumento di capitale finalizzato al ripristino dei coefficienti patrimoniali e all’ingresso in Borsa dell’istituto vicentino. Un uno-due micidiale.

Il capitale della banca è praticamente azzerato: dopo aver sottoscritto aumenti di capitale per centinaia di milioni a 62,5 euro per azione, i soci scoprono che oggi sulla carta i loro titoli vengono valutati 6,3 euro, praticamente il 90% in meno. L’87% se si calcola invece il prezzo dell’azione a 48 euro fissato dall’ultima assemblea, prezzo al quale nessun socio però ha acquistato azioni. E si tratta ancora una volta di soldi virtuali, perché anche chi non volesse aderire alla trasformazione in spa non avrebbe alcuna chance di vedersi liquidare le sue azioni a 6,3 euro, essendo stato sospeso sine die – come previsto dalla legge – l’esercizio del diritto di recesso. Era già accaduto a Montebelluna, dove i soci di Veneto Banca hanno visto le loro azioni svalutate “solo” dell’81%, e tutti – sia a Vicenza, sia a Montebelluna – sanno anche che non è finita perché a fare il prezzo vero sarà poi la Borsa.

Ma il consiglio d’amministrazione della Popolare di Vicenza non si è limitato a rendere noto il prezzo virtuale per l’esercizio del recesso e a fissare al 5 marzo la data dell’assemblea dei soci per la trasformazione in spa e per il via libera all’aumento di capitale e alla quotazione. Il cda ha anche ridefinito l’ammontare dell’aumento, portandolo da 1,5 a 1,76 miliardi di euro. Da un lato i conti dell’istituto sono peggiorati e sono state effettuate svalutazioni maggiori rispetto a quelle già draconiane del giugno scorso, dall’altro, l’amministratore delegato Francesco Iorio è preoccupato dal fatto che i soci – ormai totalmente sfiduciati – non partecipino all’aumento e, bontà sua, prova a indorare la pillola (la richiesta di altri quattrini a chi ha praticamente perso tutto il capitale investito) con degli incentivi e dei premi-fedeltà.

L’aumento di capitale che l’assemblea sarà dunque chiamata ad approvare prevede che 1,5 miliardi di euro siano destinati al ripristino dei coefficienti patrimoniali dell’istituto, 150 milioni siano al servizio della cosiddetta opzione di “sovrallocazione”, 38 milioni per l’emissione di “strumenti o diritti da assegnare agli azionisti con funzione di fidelizzazione” e 75 milioni di euro per l’emissione di “strumenti o diritti da assegnare agli azionisti con funzione di incentivazione”. Il comunicato della banca spiega che, pur essendo il prezzo uguale per tutti (vecchi azionisti, investitori istituzionali, retail), gli attuali azionisti di Popolare Vicenza beneficeranno di condizioni vantaggiose per partecipare all’aumento. Come la possibilità di sottoscrivere azioni aggiuntive dopo un certo periodo di tempo beneficiando di uno sconto massimo del 50% rispetto al prezzo di quotazione.

Un bell’incentivo davvero, specie se si considera che il prezzo in Borsa potrà scendere anche significativamente rispetto al prezzo di quotazione. In ogni caso, l’aumento di capitale sarà riservato fino al 45% agli attuali azionisti e almeno per il 50% agli investitori istituzionali. Il restante 5% sarà destinato al retail, cioè ai piccoli investitori privati che non aspettano altro che rischiare i loro quattrini sulla Popolare di Vicenza. Ovviamente, informa la banca, sono previsti dei meccanismi in virtù dei quali “sarà possibile riallocare a favore di una tranche quelle azioni eventualmente non collocate nella altre tranche”. E, ricorda sempre la banca, con Unicredit è stato stipulato “un accordo preliminare di garanzia, a condizioni e termini di mercato, avente ad oggetto la sottoscrizione delle azioni da emettersi in esecuzione dell’aumento di capitale fino all’ammontare massimo di 1,5 miliardi di euro”.