Un murale. Il volto di Roberto Formigoni. Le sue mani bucate e giunte come a pregare che maneggiano monete d’oro. Il fondale è la facciata esterna della scuola di Comunione e Liberazione. L’incompiuta. A Crema, in provincia di Cremona, il disegno, realizzato da alcuni artisti di strada, è apparso nelle scorse ore su quella che è considerata a tutti gli effetti la classica opera lasciata a metà. Un simbolo dello sperpero di denaro pubblico.

Doveva divenire un maxi-polo scolastico, è invece ora uno scheletro vuoto, inutilizzato. Un costo, nient’altro. Il denaro dipinto in mano al Celeste si riferisce al milione di euro a fondo perduto stanziato dalla Regione, all’epoca a guida formigoniana, che erano finito al committente dei lavori, la Fondazione Charis, legata a CL, movimento al quale appartiene l’ex governatore lombardo.

Ora la scuola non si fa più e la Regione, che aveva cofinanziato con il Comune cremasco le opere accessorie, rivuole i soldi. Il municipio di Crema non glieli vuole dare, arrivando a citare in giudizio il Pirellone, e dall’impasse, per il momento, non si esce. Un immobile il cui destino è avvolto nella nebbia, tra chi parteggia per il suo riutilizzo a fini scolastici e chi vorrebbe si scegliesse per lo stabile una nuova destinazione d’uso. L’unica certezza certezza: finora le aste per la vendita dei quattro lotti sono andate deserte. E dopo essere divenuto da tempo un rifugio per sbandati, lo stabile ora è frequentato anche da artisti di strada. Gli autori del graffito.

Di qualche giorno fa la notizia del rinvio al prossimo ottobre anche della seconda serie di aste. Un’informazione arrivata via mail dal commissario liquidatore della Charis, che ha lasciato basiti i creditori: il rinvio di sei mesi rischia di mettere in ginocchio altre imprese che avevano lavorato al cantiere. La messa in liquidazione della Charis risale al febbraio del 2013. Quest’ultimo rinvio suona come un de profundis di un’opera per la cui realizzazione, iniziata nel 2010, era stata rilasciata l’anno prima la concessione edilizia.

Un progetto originario, di cui è stato realizzato una parte del primo lotto (la scuola Superiore) che prevedeva una molteplicità di strutture: oltre il plesso scolastico, un centro di formazione professionale, una palestra, laboratori didattici, un auditorium, una cappella. Due dati su tutti: l’opera finita sarebbe valsa 40 milioni di euro; 16, invece, sono i milioni di euro della parte inutilmente realizzata e per i quali era stato chiesto, e ottenuto, il milione dalla Regione.

Non vuol sentire parlare di atto vandalico il sindaco di Crema Stefania Bonaldi, Partito democratico. “Ogni gesto va interpretato”, dice a IlFattoQuotidiano.it. E questo si deve inserire in un contesto “che grida vendetta al cospetto di Dio”. E ancora: “Rappresenta simbolicamente una vicenda con un’immagine azzeccata”.

Su Facebook, si registra la denuncia del Collettivo Fx: “Migliaia di metri cubi di cemento per milioni di euro cacciati in nome di Dio. Doveva essere un campus di Cl nato con finanziamenti pubblici, e ora è un mostro di cemento. In nome di Dio, ma se un Dio esiste a questo giro si incazza”.

Twitter: @bacchettasimone