Telecom Italia va incontro ad un amaro destino di ristrutturazione ed esuberi. E’ questa la maggiore preoccupazione dei dipendenti dell’ex monopolista dopo la nomina ad amministratore delegato di Flavio Cattaneo. Il primo socio di Telecom, Vivendi, ha chiesto un miliardo di economie aggiuntive rispetto al piano 2016-2018 che già prevedeva 600 milioni di risparmi. “Si possono fare degli interventi di efficienza mettendo mano al sistema degli appalti – spiega Michele Azzola, sindacalista della Slc Cgil – Oggi viene assegnato esternamente lavoro che potrebbe essere tranquillamente fatto in un’azienda che ha 30mila lavoratori in solidarietà. Se le intenzioni del nuovo ad sono queste, allora ben vengano. Ma il timore di fondo è che si vogliano fare risparmi rapidamente sulla pelle dei lavoratori. Questione che riteniamo inaccettabile”. Sarà davvero così? La partita è appena iniziata: Cattaneo debutterà come ad nel prossimo cda che potrebbe tenersi il 12 aprile. Solo successivamente incontrerà le organizzazioni di categoria per illustrare le sue intenzioni per un gruppo che impiega poco meno di 66mila persone e che è appena stato diffidato dall’Agcom per i recenti aumenti tariffari sulla rete fissa.

Intanto via web i dipendenti Telecom invocano il governo Renzi di non favorire l’Enel nei piani per la banda ultralarga. “Da anni clabliamo le città italiane con la fibra. Non date il nostro lavoro a Enel abbandonando 50mila lavoratori”, si legge in un tweet lanciato via #savetelecom, la nuova iniziativa dei dipendenti Telecom per attirare l’attenzione del presidente del consiglio. Ma, come nel caso delle 1500 mail dei dipendenti Telecom inviate recentemente al premier, da Palazzo Chigi non arriva alcuna risposta. Aspetto che non rassicura i dipendenti Telecom che temono fino a “17mila esuberi, Tim come Alitalia” si legge in un altro tweet.

Ma perché, prima ancora che Cattaneo si esprima, si registra tanto pessimismo? Innanzitutto Cattaneo è percepito come un tagliatore di costi. Un manager che, come nel caso di Nuovo Trasporto Viaggiatori, deve rimettere rapidamente a posto i conti. Costi quel che costi. In secondo luogo, a medio termine, se il governo spingerà su Enel per sviluppare la fibra, Telecom, spolpata dai capitani coraggiosi, perderà il primato nella rete che oggi è parte integrante del suo business, oltre che garanzia del pesante debito. Di conseguenza i dipendenti Telecom impegnati nella rete (circa 19mila persone) avranno sempre meno lavoro. “Se la società delle reti ideata dal governo con in testa Enel incorporerà parte delle competenze Telecom, allora ci sarà un bilanciamento sotto il profilo occupazionale – spiega Azzola – Ma se non c’è coordinamento, la prefernza di Renzi all’Enel avrà un effetto devastante su Telecom”.

Infine, sul lungo periodo, non è ancora chiaro quale sarà l’assetto definitivo di Telecom, che potrebbe anche trasformarsi in un semplice operatore di telefonia dicendo addio per sempre all’esperienza maturata nell’infrastruttura di rete. Inclusi i cavi sottomarini di Sparkle che rappresentano un asset strategico per il quale il premier Renzi non ha rinunciato all’idea di avere un uomo di fiducia. “Non si capisce quali siano le reali intenzioni di Vivendi conclude il sindacalista – L’obiettivo è un portage per Orange? E’ merce di scambio per la nascita di una media company europea? E la rete che fine farà? Su queste questioni di carattere strategico non abbiamo risposte né dal governo né dall’azionaista”. Qualche inizio potrebbe arrivare il 7 aprile, giorno in cui Renzi ha promesso che alzerà il velo sulla strategia per la banda ultralarga. Per allora i lavoratori Telecom si attendono dall’esecutivo chiarezza e trasparenza sul loro futuro. Anche solo con un tweet.