Leggere, su Repubblica, l’accostamento di Matteo Renzi a Giovanni Giolitti è davvero una grande sorpresa. Non solo perché a firmare l’articolo è Eugenio Scalfari, più volte critico in passato nei confronti del Premier (“Renzi è un pifferaio”, produce vuote parole e incanta gli sciocchi). C’è di più. L’accostamento stupisce perché è sbagliato nel merito.

Insomma. Se uno sguardo veloce alla Storia d’Italia mostra qualche affinità tra i due statisti – Giolitti in Parlamento cercava voti a destra e a sinistra, come fa Renzi e come hanno fatto in molti – una lettura più attenta evidenzia le differenze che non consentono, pena un macroscopico errore, l’accostamento proposto dal fondatore di Repubblica.

Tempio di Adriano. Presentazione del libro "Lo Sguardo Lontano" di Laura Boldrini

1. Giolitti mediava, Renzi si schiera: sta sempre con Marchionne e mai con la classe operaia. Non è un fatto di secondaria importanza. Giolitti affermava: lo Stato non è il gendarme che tutela gli interessi dei proprietari. Nei conflitti tra Capitale e Lavoro il governo deve essere neutrale. Renzi predica l’opposto: Marchionne (la grande industria, la proprietà) per l’Italia ha fatto più di certi sindacati. Sono posizioni accostabili?

2. Giolitti ha varato leggi sociali importantissime in difesa degli ultimi: tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli; assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; pensioni in favore dei vecchi lavoratori; tutela del riposo festivo… eccetera. Costruì il welfare State, regolamentando anche la sanità pubblica. Renzi distrugge il welfare eliminando diritti (non penso solo all’articolo 18). Sono posizioni accostabili?

3. Giolitti adottava la politica dei “pesi e dei contrappesi”; Renzi è fedelissimo al patto del Nazareno e cancella le istanze di sinistra in nome di una modernizzazione che non coincide col miglioramento della classe operaia. Con Giolitti gli operai alzarono la testa, si sentivano tutelati (“si assisté a manifestazioni di braccianti svoltesi al grido di viva Giolitti”), guadagnarono in dignità; con Renzi c’è (giustamente) una protesta continua del mondo del lavoro precarizzato, umiliato, deriso.

4. Giolitti aveva una visione alta della politica. Obiettivo fondamentale: inserire la classe operaia all’interno dello Stato (erano anni difficili, iniziati con il regicidio; i socialisti sostenevano che “con lo Stato borghese non si collabora”). Giolitti mediò, lavorò in direzione di una inclusione del mondo operaio nel sistema democratico-borghese; Renzi ha una visione bassa e miserameschina – della politica: vuole escludere i sindacati dai processi decisionali. Sono posizioni accostabili?

5. Giolitti concepì (giugno 1920-giugno 1921) coraggiose riforme di sinistra: un’imposta straordinaria sui patrimoni; l’aumento delle tasse di successione…; Renzi si muove in direzione opposta, guarda verso destra e piace alla Confindustria.

6. Giolitti volle il suffragio universale maschile, per dare voce e corpo, sostanza, alla sovranità popolare; Renzi limita il potere dei cittadini: vuole un Parlamento di nominati dai segretari di partito, una Costituzione monca di parti essenziali, un governo forte senza contrappesi. Giolitti includeva, Renzi esclude. Sono posizioni accostabili?

7. Giolitti fondò il Partito della Nazione? Suvvia, questo fu il ruolo piuttosto del Partito Nazionale Fascista. La tendenza di Renzi (piccolo duce) a essere “uomo solo al comando” va in questa direzione, per fortuna il contesto storico è diverso.

L’elenco delle differenze è lungo. Mi fermo. Per dire che certi paragoni sono davvero improponibili. Così come è illeggibile l’auspicio che la gente non vada a votare al referendum del 17 aprile (“Speriamo in un’astensione di massa che annulli l’esito referendario”). Quando fu Craxi a invitare gli elettori ad andare al mare Repubblica lo contrastò con parole dure. Perché oggi questa posizione? Di più: perché questo atteggiamento craxiano?

L’accostamento di Renzi a Giolitti non va bene per niente – caro Eugenio – mi piacerebbe leggere una rettifica/precisazione/un giudizio più attento. Stride con la tua storia l’apologia improvvisa del renzismo letta negli articoli recenti. Da biografo, che conosce le tue carte, devo dirlo: non mi piace questa svolta. E’ un labirinto (per usare una parola che ti è cara) in cui ci si perde e rischi di perderti. Non ti vedo come cantore di Renzi. I conflitti d’interesse aumentano. Di ora in ora. C’è, in realtà, un solo punto di contatto tra Giolitti e il Pifferaio: lo statista di Dronero ebbe qualche problema con le banche. Anche Renzi: con le banche e il petrolio. Ma non è una nota di merito.