Ancora Mercedes, e non è una sorpresa. Ma ancora Nico Rosberg, e questo in pochi lo avrebbero pronosticato. Il tedesco, scudiero designato di Lewis Hamilton, nel Gran Premio del Bahrain centra la seconda vittoria consecutiva in questo inizio di stagione, sfruttando soprattutto la pessima partenza del compagno. Dietro di lui un altro “numero due”: la Ferrari, ma quella di Kimi Raikkonen, perché la gara di Sebastian Vettel finisce ancor prima di cominciare, tradito dal motore nel giro di ricognizione. “Non ho versato neanche un goccio di sudore, così è frustrante”, dirà il tedesco.

Hamilton completa il podio e non può essere contento: i punti di distanza dalla vetta del mondiale sono già 17. Forse la stagione sarà più incerta del previsto, anche se continuando così per merito dell’altra Mercedes e non della Ferrari. Con questo successo Rosberg sale a quota 16 in carriera e diventa insieme a Stirling Moss il pilota con più Gp vinti a non aver mai conquistato il mondiale. Chissà che non possa essere la volta buona.

Due gare due guasti per le Ferrari
Il Gp del Bahrain regala poche emozioni e tutte al via, o ancora prima nel caso di Vettel: la fumata bianca che annuncia la rottura del motore mentre le monoposto si sistemano sulla griglia è una doccia gelata per i tifosi italiani. E anche un campanello d’allarme molto preoccupante per il Cavallino: in due gare due guasti (in Australia era toccato a Raikkonen). C’è tanto da lavorare sull’affidabilità di una macchina che è cambiata molto rispetto all’anno scorso. Ma non è finita col ritiro di Vettel, protagonista mancato della corsa: al semaforo verde parte male Raikkonen e ancora peggio Hamilton, che si ritrova in mezzo al gruppo e viene danneggiato da Bottas (poi penalizzato per il contatto). Le Williams hanno lo spunto buono ma pagheranno la scelta sbagliata delle gomme (medie, poco performanti). Così in testa si ricompone presto il terzetto dei più forti, con Hamilton però in terza posizione: la brutta partenza condizionerà tutta la sua gara.

Per i sorpassi bisogna guardare indietro
Gara che va avanti senza brividi, con la partita a scacchi fra i due team. Al secondo pit-stop Hamilton monta la gomma rossa e Raikkonen risponde con la stessa. Una scelta chiaramente difensiva: se Rosberg è irraggiungibile lì davanti, meglio guardarsi alle spalle e conservare il secondo posto. Alla terza e ultima sosta, invece, la Ferrari anticipa la Mercedes nel puntare sulla soft. E anche i tedeschi fanno lo stesso, decidendo di sacrificare Hamilton (ritardando il suo rientro) per conservare il primato. Così le gerarchie in vetta restano invariate, senza essere mai messe in discussione. Per i sorpassi bisogna guardare indietro. Ad esempio alla cavalcata di Grosjean sulla debuttante Haas, che risale dal nono al quinto posto e conferma l’exploit di Melbourne. E nell’ottimo esordio del team statunitense (alla sua prima stagione in Formula 1) c’è anche tanto di italiano, vista la power-unit Ferrari e il telaio Dallara (senza dimenticare l’altro pilota Gutierrez, in orbita Ferrari, che però fin qui ancora non è riuscito ad esprimersi). Bene la Red Bull, che con il quarto posto di Ricciardo si conferma prima delle altre. Mentre l’esordiente Stoffel Vandoorne (classe ’92), alla fine, regala i primi punti stagionali alla McLaren. Alla faccia dei veterani Alonso e Button, ancora fermi al palo: il giovane belga adesso tornerà “in panchina”, ma ne sentiremo presto parlare.

La rabbia di Arrivabene: “Le gare si vincono senza problemi”
La Ferrari può sorridere a metà: il secondo posto di Raikkonen in Bahrain è un progresso rispetto al terzo di Vettel in Australia, anche se a Melbourne il divario rispetto alla Mercedes era sembrato inferiore o addirittura nullo, dovuto più agli episodi (l’incidente di Alonso e la bandiera rossa) e alle strategie sbagliate. Stavolta Kimi non è mai stato in grado di insidiare Rosberg. Anche se è riuscito a tenersi dietro Hamilton senza troppi patemi, dimostrando di essere competitivo. Soprattutto, però, in casa Ferrari bisognerà lavorare sull’affidabilità: portando all’arrivo solo un pilota su due, non si può pensare di lottare per il mondiale. “Le gare si vincono senza problemi”, conferma alla fine un arrabbiato Maurizio Arrivabene. Al titolo, invece, comincia a farci un pensierino Rosberg: i 50 punti conquistati, bottino pieno nei primi due Gp, potrebbero mettere in discussione le gerarchie, insinuando il dubbio nella mente del campione in carica Hamilton. E forse anche della Mercedes.

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