Davvero osceno quanto successo a seguito delle sacrosante dichiarazioni di Virginia Raggi, che si propone giustamente di sostituire i vertici dell’Acea. Un fuoco di fila di dichiarazioni, a cominciare dal candidato sindaco PD Giachetti, che la accusano di “irresponsabilità” per aver fatto cadere la quotazione del titolo in Borsa e che sono state debitamente pompate dalla stampa di Caltagirone, che in Acea ha interessi molto importanti e consolidati.

Virginia Raggi incontra Francesco Paolo Tronca in Campidoglio

Osceno ma significativo, poiché, al pari delle prese di posizione del PD sui referendum passati (acqua) e futuri (trivelle) quanto accaduto mostra in modo chiarissimo il profondo disprezzo della democrazia che anima la classe dirigente piddina, ben incastonata nei poteri forti di ogni genere, quegli stessi poteri che vanno rimossi se vogliamo salvare l’Italia. Il proponimento di una persona che si candida a sindaco di cambiare determinati dirigenti non è solo legittimo ma anche doveroso, tanto più in una città come Roma, da sempre segnata da fenomeni di corruzione e da infiltrazioni mafiose, peraltro accentuatesi negli ultimi fino al mostruoso fenomeno di Mafia Capitale.  Nel caso dell’ACEA, vi è stata una politica volta più alla speculazione finanziaria che a garantire alla città acqua ed energia rispettando il dettato e il mandato popolare, per non parlare di altri episodi poco chiari come l’elusione delle gare d’appalto per attribuire cospicui finanziamenti

Più che legittime quindi le critiche della Raggi e sacrosanto il suo proponimento di portare aria nuova in Acea. I management e le burocrazie, anche in Italia, non devono essere eterni ed autoreferenziali, ma vanno giudicati sulla base dei risultati e degli orientamenti delle loro politiche. Nel caso di Acea politiche volte a fare profitti aziendali a scapito della necessità di garantire comunque la natura pubblica di un bene comune ed essenziale come l’acqua. Per non parlare dell‘energia.

Anche al di là del merito delle giustificate e ad ogni modo legittime critiche nei confronti d Acea, quello che colpisce davvero, e costituisce l’ennesima dimostrazione della fine del PD come partito in qualsiasi modo riferibile a interessi e diritti dei cittadini, è la motivazione delle dichiarazioni con le quali Giachetti, Orfini e compagnia, grazie anche alla cassa di risonanza offerta dall’azionista Acea Caltagirone grazie al suo giornale, hanno tentato, per la verità con scarso successo, di attaccare Raggi. Al fondo di tali sciagurate dichiarazioni c’è infatti l’idolatria del mercato come criterio assolutamente determinante, a scapito di democrazia, referendum, volontà dei cittadini e altre novecentesche baggianate del genere.

La stessa logica che ha portato all’isolamento del governo Tsipras in Grecia. Prima, il mercato, cioè gli interessi del potere economico, che è il potere forte per definizione. Pur di evitare, accreditando un rapporto casuale e un risultato negativo tutto da verificare, eventuali discese del titolo in Borsa, dovremmo, secondo la logica di Orfini & C.,  sorbirci l’attuale gruppo dirigente Acea per l’eternità. Da notare, peraltro, il riferimento degli stessi all’Acea come patrimonio comune dei cittadini romani, non nel senso ovvio e naturale di azienda chiamata a produrre e distribuire nel migliore dei modo beni comuni (acqua ed energia) rendendoli accessibili a tutti, ma in quello di azienda che fa profitti dei quali idealmente sono chiamati a partecipare tutti i cittadini romani, che, nella loro immaginazione, potranno bearsi di essere azionisti virtuali della stessa, magari mentre dormono sotto i ponti o soffrono per il traffico e il cattivo funzionamento dei trasporti pubblici.

Non a caso contro la Raggi si è schierato, lancia in resta, il buon Caltagirone, emblema dei poteri forti romani, quei poteri forti che vanno spazzati via se vogliamo garantire un futuro alla città eterna. Costruttore, proprietario dello storico giornale popolarmente denominato da alcuni lettori “il Menzognero” che sta ora governando contro i suoi stessi lavoratori e appunto azionista di Acea. Raggi ha il torto di averlo chiamato direttamente in causa e di essere stata chiara e sincera affermando di voler sostituire i membri di un consiglio di amministrazione “che coordina gli affari privati della multi-servizi” ed “è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Matteo Renzi“. PD e Caltagirone non gliel’hanno perdonata, ma è molto probabile che i cittadini romani l’apprezzeranno per questo.