In un mio post del 22 novembre scorso dal titolo “Mafia Capitale e la maledizione dell’Ufficio Nomadi”, dopo aver riportato l’elenco di dirigenti e politici che nel passato si erano occupati della cosiddetta “questione rom” all’interno del Comune di Roma finendo per pagare il prezzo della galera o del trasferimento, terminavo scrivendo «eppure l’Ufficio Nomadi ancora sopravvive alla sua “maledizione” e la probabile preoccupazione del prossimo dirigente che sarà chiamato a guidarlo. Visitando il sito del Comune di Roma, in sostituzione del suo nome e cognome, per adesso c’è solo uno spazio bianco…».

Campo rom di Via La Monachina

Da alcuni mesi quello spazio si è riempito con il nome del nuovo dirigente chiamato a gestire la Direzione Accoglienza e Inclusione – nel cui ambito è incluso l’Ufficio Rom della Capitale – e così sono stati sbloccati i bandi “in favore delle popolazioni rom” per promuovere servizi e interventi che, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, erano stati congelati.

Il primo in ordine temporale è una gara per «l’implementazione di uno sportello di accoglienza, mediazione linguistico culturale e segretariato sociale» attraverso l’istituzione di due unità mobili. La durata dell’appalto è di 21 mesi. Costo previsto: 356.000 euro.

Qualche settimana dopo il medesimo ufficio ha sfornato un bando per la gestione e la vigilanza di sei insediamenti formali. Anche qui la scadenza è il 31 dicembre 2017 per un costo superiore ai 6 milioni di euro lordi. Sulla gara sono stati segnalati da alcune organizzazioni aspetti di incostituzionalità che sono al vaglio dell’Avvocatura Comunale e la presentazione è stata per adesso prorogata di 10 giorni.

A metà marzo, l’attivissimo dirigente, ha promosso un’indagine di mercato «per individuare strutture idonee da adibire a Centri di Accoglienza per la popolazione Rom, al fine di una eventuale procedura di gara per la loro gestione». Nel bando viene spiegato che tre “centri di raccolta rom” sono vicini alla chiusura e per le 600 persone accolte niente di meglio che reperire almeno 6 strutture da 100 posti ciascuna per prolungare l’accoglienza. Costo totale dell’operazione: 4 milioni e mezzo di euro.

Se dividiamo la cifra destinata dalla Direzione Accoglienza e Inclusione a mantenere, gestire e potenziare la ghettizzazione dei rom a Roma (quasi 11 milioni di euro) per le famiglie interessate (542) scopriamo che il Comune di Roma, con atti a firma del nuovo direttore, ha previsto in poche settimane un impegno di spesa di 20.000 euro per ogni famiglia rom. Sono le medesime cifre riscontrate prima dell’inchiesta denominata Mafia Capitale.

Si sta così ricreando l’humus su cui è attecchita Mafia Capitale, rappresentato da bandi milionari, azioni lesive dei diritti e prive di adeguata valutazione e monitoraggio esterno, possibilità di partecipazione riservata quasi esclusivamente riservata ai “soliti noti”, formule sicuritarie e assistenzialiste volte a mantenere il presente, piuttosto che superarlo.

Sono tre gli aspetti da sottolineare.

Il primo è il richiamo ossessivo, come incipit di ciascuno dei tre bandi, alla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom che in realtà ripete più volte l’urgenza di superare i campi e di relegare al passato politiche segregative e discriminatorie per promuovere pratiche inclusive di fuoriuscita dagli insediamenti. Da una parte si assume questo quadro di riferimento, dall’altra si investono risorse economiche per mantenere e gestire spazi per soli rom.

Il secondo è che la gestione commissariale a guida Tronca dovrebbe gestire l’ordinaria amministrazione senza sconfinare nel proprio lavoro in scelte politiche di medio-lungo periodo per consentire al nuovo inquilino di Palazzo Senatorio autonomia decisionale; i tre bandi tracciano il solco profondo di un indirizzo politico a cui il nuovo sindaco sarà vincolato.

Il terzo è la semplice constatazione che bandi di questo tipo vengono lanciati in occasione delle campagne elettorali perché a Roma, la storia insegna, essi muovono denaro che, a sua volta, sposta i voti.

Insomma, ci risiamo; malgrado Tronca si ritorna al passato. E’ stato nominato un nuovo direttore, spuntano fuori i soldi (e vengono spesi con procedure discutibili), i rom continuano a vivere in ghetti etnici (ed è importante che vi restino), una fetta di lavoro sociale si rivitalizza grazie ad appalti pubblici sui rom.

E a giugno andiamo tutti a votare.