Prima di esprimere un’opinione sul Boss dei prediciottesimi, programma in onda su La5 il mercoledì in seconda serata, bisognerebbe rivolgere una domanda a chi lo ha pensato, scritto e realizzato: fate sul serio? No, perché se dietro la parvenza giocosa e leggera del programma che racconta la realizzazione dei video di ragazze e ragazzi alle soglie della maggiore età c’è un intento sociale, una sorta di neorealismo trash, allora possiamo anche capire e apprezzare.

Ma se non ci si rende conto di quanto degrado è condensato in 50 minuti di puntata, allora alziamo le mani, ci arrendiamo e ci consegniamo al nemico. Non è trash, il Boss dei Prediciottesimi. È degrado allo stato puro. Sociale, culturale, a sprazzi persino morale. Sia chiaro: se un genitore ha voglia di buttare qualche migliaia di euro per l’ambitissimo (e tamarrissimo) video, ne ha facoltà. Così come non ce la sentiamo di mettere in croce i ragazzini che sognano un momento di protagonismo spinto, vogliono sentirsi al centro dell’attenzione. Sono figli dei tempi che vivono, per fortuna o purtroppo, e il video del prediciottesimo è un fenomeno sempre meno di nicchia, seppure limitato a una precisa area geografica che comprende Catania e l’hinterland della città etnea. Ma fermiamoci un attimo, non facciamoci prendere troppo la mano dall’indignazione radical chic. Cerchiamo prima di capire di cosa stiamo parlando.

Il Boss dei Prediciottesimi del titolo è tale Gianni Muscolino, vero e proprio re del settore, reso celebre dalle tante ospitate nei programmi di Nostra Signora delle Faccette Barbara D’Urso. Muscolino non realizza i video del programma, ma fa da supervisore delle “opere d’arte” altrui, di altri giovani fotografi specializzati in prediciottesimi. Muscolino non è adatto alla tv, diciamolo subito, soprattutto perché ha seri problemi con l’italiano. E non in maniera comica e naturale come il Boss delle Cerimonie di RealTime, ma come chi dovrebbe fare un salto alle scuole serali, tra un set e l’altro, giusto per vedere l’effetto che fa.

Ma Muscolino, che è un grosso problema, non è comunque il più grave. La cosa più imbarazzante è vedere il contesto sociale in cui vivono i ragazzi che decidono di diventare protagonisti del video. In conferenza stampa, Muscolino e autori parlavano di “ceto medio”. Ecco, ceto medio un corno. Trattasi quasi sempre di famiglie di livello socio-economico, ma soprattutto culturale, tendente al basso. E si vede eccome, perché nei 50 minuti di programma aleggia una sorta di insostenibile vuoto pneumatico che a un certo smette persino di indignare e lascia attoniti.

Così come lasciano interdetti le scene dello “shooting”, con il fotografo di turno che urla alla ragazzina in questione frasi del genere: “Ora fammi Novella2000! Ora Beyoncé! Sensuale, sensuale. Non ridere”. Altro che ridere, signori. Qui c’è da piangere ininterrottamente per ore. E non, ripetiamo, per le imbarazzanti ma rispettabili aspirazioni dei ragazzini catanesi, ma per tutto il sottobosco subculturale che ruota attorno al fenomeno: boss dei prediciottesimi, fotografi, parenti. Un neorealismo involontario che sgomenta: si va da ragazzine che si chiamano Grace e Daisy (a Misterbianco, mica a Los Angeles) a carrozze eleganti come un comizio di Salvini.

C’è troppo trash tutto insieme, in quei 50 minuti che nessuno potrà mai restituirvi. E l’effetto finale è straniante, imbarazzante, disturbante. E alla fine rifletti sulla vera essenza del trash televisivo, della tv nazionalpopolare e concludi che essere un tantino radical chic, il giusto, senza esagerare, è tutt’altro che un male.