Sulla sicurezza “non c’è nessuna soluzione”. È in una audizione alla Commissione Trasporti alla Camera a poche ore dagli attentati di Bruxelles che l’amministrazione delegato di Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini ha sottolineato l’impossibilità di garantire l’incolumità di chi viaggia. “Le barriere messe nelle stazioni sono per la microcriminalità, che si è ridotta dell’80% ed è un problema quasi scomparso. Ma non c’è nessun modo per evitare che uno salga in una delle 2000 stazioni del Paese e arrivi in una delle stazioni maggiori”.

Questo perché “non c’è nessun modo di impedire che uno salga su un treno o entri in una stazione principale. Non c’è nessun modo di controllare tutti i passeggeri. Pensare di controllare tutte le persone che salgono su una metro, su un bus o su un treno è letteralmente impossibile”, ha ribadito. “C’è una collaborazione fortissima tra Fs, Polfer e Polizia di Stato”, ha ancora spiegato l’ad, annunciando che “nei prossimi giorni vedrò il capo della polizia per fare il punto su tematiche di sicurezza”. “Se la domanda è: ‘Possiamo tranquillizzare i nostri cittadini che non ci sarà un attentato terroristico‘, la risposta è no. Racconterei un’assurdità” se lo dicessi, ha concluso.

Intanto le misure di sicurezza sono rafforzate in aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, si è attivata una stretta su carceri e web attraverso un monitoraggio costante delle attività di propaganda e proselitismo, è stata anche disposta una intensificazione dei controlli sul territorio con la massima attenzione ai luoghi più esposti al rischio e alle periferie più turbolente. Si è proceduto a una decina di espulsioni di soggetti da tempo tenuti sotto osservazione.

L’Italia allo stato ha un livello di allerta 2, quello immediatamente precedente l’attacco in corso ed in vigore dal 13 novembre: si è deciso di fare “piccoli ritocchi e aggiornamenti” ai protocolli d’intervento. D’altronde, è la certezza di tutti gli apparati di sicurezza ribadita anche oggi dal ministro, il rischio zero non esiste. “Si possono solo stringere i bulloni della macchina e far funzionare al meglio la prevenzione”. Per questo si lavorerà affinché vi sia la massima circolarità delle informazioni tra forze di polizia e intelligence e un maggiore raccordo con la procura nazionale antiterrorismo.