“Non so che fare, non sono più al sicuro“. Dopo il 18 marzo, giorno dell’arresto di Salah Abdeslam, Ibrahim El Bakraoui aveva cominciato a sentirsi braccato. E a scrivere le proprie preoccupazioni in un file sul computer, specificando di non volersi “ritrovare in una cella vicina a quella di Salah”. Il pc è stato ritrovato un un cassonetto della spazzatura a Schaerbeek, ha spiegato in una conferenza stampa a Bruxelles il procuratore federale Fredric Van Leuw. Che ha sovvertito il quadro delle indagini emerso finora.

Se in mattinata era emerso che i due fratelli El Bakraoui, Khalid e Ibrahim, erano i due kamikaze fotografati all’aeroporto di Zavantem pochi minuti prima dell’attentato costato la vita a 20 persone, il procuratore ha spiegato che Ibrahim si è fatto esplodere nello scalo, mentre Khalid è l’attentatore suicida alla metro di Maelbeek. Quindi, ha detto ancora Van Leuw, sono quattro i terroristi coinvolti negli attentati di martedì a Bruxelles: tre sono morti da kamikaze, il quarto – l’uomo con il cappello nella foto diffusa dalla polizia – è in fuga. Dei tre attentatori morti, quindi, solo due sono stati identificati: i fratelli El Bakraoui. Né il secondo kamikaze dell’aeroporto, né l’uomo in fuga hanno ancora un’identità.

I fratelli Bakraoui avevano pesanti precedenti penali. Secondo il New York Times, Khalid era da tempo sotto osservazione: il quotidiano newyorkese ha rivelato che per lui l’Interpol aveva diramato un’allerta “di livello rosso” a tutte le polizie del mondo e che era ricercato in Belgio dallo scorso agosto per terrorismo. Nei registri dell’Interpol si legge che era nato il 12 gennaio 1989, aveva la doppia cittadinanza belga e delle Bahamas, parlava francese e arabo. Un avviso di massima allerta non diramato per il fratello Ibrahim. Secondo il quotidiano belga La Dernière Heure, era stato proprio Khalid ad affittare, sotto falso nome, l’appartamento al numero 60 di rue du Dries a Forest, dove il 15 marzo si era verificata la sparatoria con la polizia e dove erano stati ritrovate le impronte di Salah.

Ibrahim, invece, era stato fermato in Turchia, estradato in Belgio e rilasciato “per mancanza di prove” dalle stesse autorità di Bruxelles. A renderlo noto il governo turco: il prima a rendere noto il fatto, senza però fare il nome di Ibrahim, era stato il presidente Recep Tayyip Erdogan, che spiegato che l’uomo era stato bloccato al confine con la Siria, nella provincia di Gaziantep e che, “nonostante il nostro avvertimento che fosse un foreign fighter, il Belgio non ha stabilito legami con il terrorismo“. Una fonte del ministero degli Esteri di Ankara citato dalla Cnn turca ha poi reso nota l’identità dell’espulso.

Van Leuw ha descritto anche i risultati delle perquisizioni condotte martedì pomeriggio a Schaerbeek, sobborgo di Bruxelles. Nell’appartamento covo setacciato è stato trovato un arsenale per confezionare ordigni esplosivi: in particolare 15 kg di esplosivo di tipo Tatp, 150 litri di acetone, 30 litri di acqua ossigenata, detonatori, una valigia piena di chiodi e viti e altro materiale. Il Tatp – che si confeziona proprio con acetone e altri agenti chimici di facile reperibilità – è lo stesso utilizzato negli attentati di Parigi. Non solo: la tv francese Tf1 ha riferito che il pc trovato nei pressi del covo di rue Max Roos conteneva anche un testamento audio con cui i due fratelli Bakraoui annunciano di voler agire “per vendicare l’arresto di Salah Abdeslam, il 18 marzo, e la morte di Mohammed Belkaid” qualche giorno prima nell’operazione a Forest. Tf1 aggiunge che il ‘testamento’ era indirizzato “alla madre e a un cugino Yassine A”.

Nella conferenza stampa tenuta a Bruxelles, Van Leuw ha fornito ulteriori particolari sulla dinamica dell’attentato all’aeroporto. Le due esplosioni sono avvenute a 9 secondi di distanza: la prima detonazione è scattata alle 7.58 e 28 secondi. Quella successiva, alle 7.58 e 37 secondi. Una terza esplosione, ancora più devastante, era stata programmata. Il terzo attentatore, infatti, quello che nella immagine delle telecamere di sorveglianza compare sulla destra e cui stanno dando la caccia gli investigatori, ha abbandonato una grossa borsa poco prima delle prime due detonazioni ed è andato via. Proprio nella sua borsa si trovava la carica esplosiva più consistente. “L’instabilità degli esplosivi ha causato l’esplosione della borsa” subito dopo l’arrivo degli artificieri, ha spiegato il procuratore, ma in questo caso “nessuno è rimasto ferito grazie alla professionalità degli operatori”.

A indirizzare le indagini in direzione dei fratelli El Bakraoui è stata la testimonianza del tassista che ha portato Ibrahim e gli altri due attentatori in aeroporto, sorpreso dal fatto che i kamikaze gli avessero impedito di toccare le loro valigie. L’uomo ha comunicato alle forze dell’ordine che il numero di bagagli trasportato dai clienti non corrispondeva agli ordigni esplosi. Questo ha immediatamente fatto scattare le ricerche nello scalo con il ritrovamento successivo di un ordigno non esploso poi neutralizzato dagli artificieri. L’uomo inoltre ha potuto fornire l’indirizzo di Scharbeek dove aveva prelevato i suoi passeggeri consentendo così le perquisizioni che hanno portato al ritrovamento di un ordigno esplosivo contenente chiodi, prodotti chimici e una bandiera dello Stato Islamico.

Secondo il sito de La Libre Belgique, i kamikaze avrebbero chiesto un van per essere trasportati all’aeroporto ma la compagnia di taxi avrebbe frainteso la richiesta e inviato una berlina. Per questo motivo Laachraoui e i fratelli El Bakraoui non hanno potuto portare con sé tutti gli ordigni esplosivi che avevano preparato e ne avevano lasciato a casa uno. Quello ritrovato nelle perquisizioni di martedì sera.

L’inchiesta si focalizza su altri due veicoli che sarebbero stati usati dal commando, una Renault Clio e un’Audi nera S4. Quest’ultima apparterebbe a un 22enne di Limburgo, città della provincia di Liegi, sotto osservazione dallo scorso anno. E’ un membro della comunità turca e, secondo quanto riporta La Libre Belgique, è noto alle autorità per essere andato lo scorso anno in Arabia Saudita. Identificato solo come A., avrebbe viaggiato con altre tre persone di Limburgo, di 22, 25 e 26 anni, e un uomo di Anversa 33enne, di origine marocchina. Forse 4 delle 5 persone ricercate dalle autorità dopo gli attentati: la quinta è Laachraoui, ora arrestato.