La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan divide e fa discutere.

Con una mano offre amicizia all’Occidente, con l’altra mano censura, comprime libertà fondamentali, reprime.

L’ultima voce alzatasi per denunciare i metodi del regime di Erdoğan è quella dell’Unione Internazionale degli Avvocati, una delle più grandi associazioni di categoria che dal 1927 riunisce gli avvocati di tutti i continenti. L’occasione è stata data dalla retata anti-terrorista nei confronti di 47 sospettati di appartenere al Pkk, il partito dei lavoratori curdi, che ha visto coinvolti anche 9 avvocati.

Pubblichiamo, nella traduzione in italiano, il comunicato integrale dell’Unione internazionale degli Avvocati.

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L’Unione Internazionale degli Avvocati (U.I.A.) è stata informata dell’arresto e della detenzione ad Istanbul di 9 avvocati, quest’oggi (il 16 marzo 2016, ndr) intorno alle 6 del mattino.

Questi avvocati sono Irfan Arasan, Ayşe Acinikli, Hűseyin Boğatekin, Şefik Celik, Adem Calişci, Aişe Başar, Tamer Doğan, Ramazan Demir e Mustafa Ruzgar.

In virtù delle informazioni acquisite dalla U.I.A., la motivazione degli arresti non è stata rivelata agli avvocati dagli apparati di sicurezza turchi. Questi legali sono tutti membri dell’Associazione degli avvocati per la Libertà (Ozgurlukcu Hukukcular Dernegi – Ohd). Essi rappresentano 46 avvocati perseguiti per la loro partecipazione al collegio di difesa del leader del Partito dei Lavoratori curdi (Pkk), Abdullah Öcalan, e tutti sono stati chiamati a comparire all’udienza prevista per il 17 marzo.

La U.I.A. severamente condanna gli arresti i quali appaiono arbitrari e in violazione dei diritti di difesa come riconosciuti in tutti gli strumenti di diritti umani internazionali e regionali ratificati dalla Turchia (articolo 14 dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici del 1996).

La U.I.A., ancora una volta, denuncia il costante attacco ai diritti umani degli avvocati che è conseguenza dell’uso distorto che viene fatto della legislazione anti-terrorismo.

È deplorevole il fatto che ancora una volta gli avvocati sono identificati con i loro clienti o con le cause da questi sostenute. Tale assimilazione viola i principi che proteggono la professione forense (Principi sul ruolo degli avvocati, adottati dal Congresso delle Nazioni Unite sulla prevenzione dei crimini, tenuto a L’Avana nel 1990).