In un’audizione alla commissione lavoro della Camera dei Deputati il 9 marzo 2016, il direttore per la previdenza dell’Inps, Antonello Crudo ha tra le altre cose spiegato che un eventuale ricalcolo contributivo delle pensioni erogate con il sistema retributivo, oltre a presentare difficoltà tecniche legate alla non disponibilità di dati certi presso l’Inps, porterebbe in un certo numero di casi all’aumento delle cosiddette (demagogicamente) “pensioni d’oro”.

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La cosa era ignota solo a chi non voleva sentirla dire, dato che è stata da più parti spiegata diffusamente e più volte (qui, qui, qui e qui) e anche i motivi che Crudo ha portato a sostegno di questa realtà erano arcinoti a chiunque volesse abbandonare posizioni ideologiche e demagogiche per acquisire le informazioni che sono indispensabili prima di esprimere giudizi in una qualsiasi materia.

L’arcano risiede nel sistema di calcolo retributivo e in particolare dei suoi coefficienti per fascia di reddito, tanto facilmente reperibili da trovarsi ormai persino su Wikipedia. In base a questi coefficienti, all’aumentare del reddito le pensioni divenivano regressivamente più basse in percentuale rispetto alle ultime retribuzioni, sino a determinare le note (agli informati) situazioni per le quali il sistema retributivo, così generoso per la maggior parte dei pensionati, inclusi per esempio quelli “baby”, toglieva sacrosanti diritti previdenziali a un discreto numero di pensionati “d’oro”, erogando assegni inferiori a quanto dovuto in base ai contributi versati.

Sin qui niente di nuovo, almeno per gli informati; la cosa però che suscita fastidio è la reazione a questa esposizione di Crudo: indifferenza, omertà. Anziché utilizzarla per avviare una seria riflessione su quanto poco approfondite, populiste e ingiuste siano state tutte le sparate che ormai da qualche anno imperversano sui pensionati più abbienti additati alla pubblica opinione come parassiti che succhiano la linfa vitale delle future generazioni e aprire una discussione seria sulla iniquità di tutte le misure (prelievi di solidarietà, non perequazione) che in modo stolidamente indifferente alla realtà dei fatti colpiscono proprio e quasi solamente le pensioni già penalizzate dai calcoli, la lapalissiana esposizione di Crudo sembra far concludere politici e commentatori che il ricalcolo sia da accantonare perché porterebbe (anche) a revisioni in aumento. In pratica i fautori del principio che le pensioni d’oro vadano ricalcolate perché il principio di equità richiede di erogare quanto effettivamente versato varrebbe solo quando e se ciò portasse a una diminuzione degli assegni più alti, un inganno morale che mette in evidenza come in realtà lo sbandierato scopo di equità sia il paravento del desiderio di cassa e forse anche del blandire da parte dei politici il malcelato senso di invidia sociale che tipicamente aumenta nei periodi di crisi economica.

Nonostante la pubblica certificazione da parte dell’ente che alcuni assegni (potrebbero essere circa 500.000) e proprio tra quelli alti sono sotto-dimensionati, nessun rigurgito di ripensamento si vede in chi ha fatto per anni di tutt’erba un fascio accomunando strumentalmente i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali e le pensioni dei beneficiati da enti e corpi dello Stato con i trattamenti pensionistici di chi ha più dato al sistema di quanto ne riceva. Questa attitudine al mescolare le acque, all’uso di casi eclatanti (anche se spesso numericamente limitati) che portano a denigrare un gruppo vasto e multiforme ha lentamente ma inesorabilmente portato da un lato alla attuazione di misure (contributi di solidarietà, non perequazione) che hanno una valenza prettamente fiscale e quindi configurano di fatto una discriminazione tra redditi equivalenti violando il principio della “tassazione proporzionata alla capacità contributiva”, art.53 della Costituzione, per instaurare di fatto l’incostituzionale e bizzarro principio della “tassazione secondo la natura del reddito” e dall’altro a celare agli occhi dei giovani, il futuro dei quali è in discussione, che il vero macigno, per quanto riguarda la spesa pensionistica risiede massicciamente nelle pensioni baby e nei benefici retributivi delle pensioni medie e basse tra le quali sia annidano anche quelle derivanti da evasione contributiva perpetrata a lungo.

E poi si grida allo scandalo se i pensionati “d’oro” si organizzano in associazioni sindacali e promuovono ricorsi alla Corte costituzionale; il vero scandalo è il comportamento da struzzo di chi consapevole della iniquità, illogicità e incostituzionalità di certe norme continua a promuoverle, attuarle e difenderle contro ogni evidenza.