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Revolut ha consegnato i dati di quasi 700 clienti a truffatori: la richiesta da un’email di un’agenzia del governo italiano

Circa 680 i clienti avvisati dal più grande gruppo fintech europeo. Secondo la rivelazione del Financial Times. Nelle mani dei criminali passaporti, documenti d'identità, dati bancari, indirizzi di residenza, cronologia di transazioni in bitcoin, foto per la verifica dell'identità d'identità, Iban, selfie di verifica e cronologia delle transazioni a un gruppo che si è spacciato per un'autorità pubblica, usando la casella di posta certificata di una amministrazione italiana.
Revolut ha consegnato i dati di quasi 700 clienti a truffatori: la richiesta da un’email di un’agenzia del governo italiano
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Revolut ha consegnato per errore i dati di quasi 700 clienti a dei criminali informatici. Si tratta del più grande gruppo fintech europeo: quasi 80 milioni di clienti in 30 Paesi, 5 milioni in Italia. La causa non è la violazione dei sistemi digitali, un “hackeraggio” per “bucare” le protezioni informatiche. Bensì “una sofisticata truffa di impersonificazione esterna, in cui una terza parte, non autorizzata, ha utilizzato un indirizzo email legittimo di un’agenzia governativa per inviare richieste fraudolente di informazioni”. E’ questa la ricostruzione di un portavoce di Revolut, consegnata alle pagine del quotidiano londinese Financial Times, che ha svelato l’episodio. Secondo il Corriere della Sera – che ha preso contatti con il gruppo di criminali informatici – la mail appartiene ad una istituzione italiana.

Il gruppo fintech ha rassicurato sulla solidità dei suoi sistemi informatici. Nessuna violazione: “I sistemi Revolut e i fondi dei clienti non sono stati interessati”, ha dichiarato Revolut. Annunciano di aver “bloccato immediatamente l’indirizzo” di posta veicolo della truffa. Nelle mani dei criminali, che si sono spacciati per funzionari governativi attraverso una mail pec ufficiale, sono state consegnate informazioni relative a passaporti, documenti d’identità, dati bancari, indirizzi di residenza, cronologia di transazioni in bitcoin, foto per la verifica dell’identità. Stando a fonti del Financial Times, la compagnia Fintech ha contattato 680 persone (numero non confermato da Revolut) i proprietari dei dati, ovvero le vittime della truffa. SEcondo la testata, la truffa è andata in porto grazie all’utilizzo, da parte dei criminali, di “un vero indirizzo email governativo, ottenuto in precedenza”. Attraverso la casella di posta, è stata inviata la richiesta alla società fintech per ottenere informazioni riservate dei clienti. I dati sono stati consegnati dalla compagnia. E ora Revolut è vittima del ricatto: o paga il riscatto preteso dai criminali, oppure i dati dei clienti saranno resi pubblici, riferisce il Financial Times.

Lunedì è stata aperta l’indagine da parte dell’Information Commissioner’s Office (l’autorità britannica per la protezione dei dati) dopo la denuncia di Revolut consegnata all’organismo di controllo, alcuni giorni prima. Il Financial Times ricorda i precedenti di altre prestigiose aziende vittime di truffatori informatici: ad esempio M&S e JLR. La valutazione di Revolut, secondo la testata, è di 115 miliardi. Tra i clienti di Revolut vittime della truffa c’è Mark Karpelès, ex amministratore delegato di Mt Gox, un tempo il più grande exchange di bitcoin al mondo. Ha dichiarato di aver ricevuto un’e-mail da Revolut alle 5:25 del mattino, il 12 settembre, per avvisarlo della truffa e sui rischi per i dati compromessi. “Ho pensato che fosse una truffa… inizialmente mi sono sentito in colpa per loro”, ha sichiarato Karpelès al Financial Times. Secondo l’ex amministratore delegato di MtGox, Revolut non avrebbe dovuto concedere i dati, anche se la richiesta governativa fosse stata reale. Mt Gox è fallita dopo un attacco informatico che ha portato alla condanna di Karpelès.

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