Durante la seconda udienza del processo Vatileaks 2 Francesca Chaouqui, al sesto mese di gravidanza e con continue perdite ematiche, si è sentita male nell’aula del Tribunale vaticano mentre era in corso l’interrogatorio al giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi (qui la cronaca della prima udienza). L’imputata ha rifiutato il ricovero consigliatole dai medici del Vaticano. Il suo avvocato, Laura Sgrò, ha fatto presente ai magistrati che la Chaouqui dovrà sottoporsi a un “cerchiaggio uterino” e dovrà essere ricoverata dal 17 al 22 marzo prossimi. Il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, ha chiesto di presentare un certificato medico che lo attesti.

Al suo arrivo in aula la Chaouqui ha portato la sua tesi di laurea sulla “prova nel giudizio abbreviato” dedicata ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e ha attaccato monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, imputato insieme con lei con l’accusa di essere uno dei “corvi” di Vatileaks 2: “Accusare di mafia me che vengo dalla Calabria è la peggiore accusa che quel verme poteva fare”. La Chaouqui si riferiva a una frase attribuitale dal prelato spagnolo durante il suo interrogatorio secondo la quale la pr calabrese gli avrebbe detto: “Qua dobbiamo cercare aiuto e l’unico aiuto possibile è la mafia”. Secondo quanto ha riferito Vallejo Balda, infatti, la Chaouqui era molto arrabbiata per aver perso il lavoro dopo essere stata nella Cosea, la Commissione referente per lo studio degli affari economici e amministrativi della Santa Sede istituita da Bergoglio poco dopo la sua elezione.

Nel controinterrogatorio il prelato spagnolo, che ha scagionato il suo collaboratore Nicola Maio anche lui imputato, ha affermato di aver avuto “l’impressione di una confidenza familiare della Chaouqui con Luigi Bisignani e Paolo Berlusconi”. Sulle minacce ricevute dalla pr, Vallejo Balda ha riferito un whatsapp ricevuto dalla Chaouqui: “Ti distruggerò davanti a tutti i giornali e sai che posso farlo”. E ha commentato: “Se questa non è una minaccia concreta”. Il prelato spagnolo ha dichiarato anche di “aver interpretato alcune domande di Fittipaldi come chissà cosa sapesse nei miei confronti e potesse ricattarmi, ma non sono state minacce dirette e concrete. Quando litigai con la Chaouqui, Nuzzi mi disse: ‘Dovete fare pace perché Francesca può farti molto male’. E mi sono sentito minacciato anche perché ho scoperto che erano state fatte indagini su di me all’anagrafe del mio paese in Spagna”.

Nel suo interrogatorio Fittipaldi, autore del volume “Avarizia” sulle finanze vaticane, ha dichiarato di aver avuto da Vallejo Balda documenti di poco interesse giornalistico tranne una lettera sul bilancio dello Ior e una missiva del cardinale australiano George Pell. “È compito del giornalista – ha affermato Fittipaldi davanti ai giudici – pubblicare documenti che le istituzioni che li producono vogliono tenere riservati. È il mio mestiere: l’ho fatto e lo rifarei di nuovo. Non vedo delitto in tutto questo”. Per due volte il cronista, che ha negato di aver avuto con il presule spagnolo uno scambio di documenti cartacei, ha opposto il segreto professionale alle domande del pm vaticano che voleva dimostrare una sua cooperazione con il monsignore. Fuori dall’aula il giornalista ha poi commentato: “Oggi ho avuto ancor di più la conferma che si tratti di un processo farsesco. Non mi viene nemmeno più contestato di aver fatto minacce ma di aver fatto domande”.

Twitter: @FrancescoGrana