Torturato e sgozzato per impedirgli di urlare. Luca Varani, il 23enne ucciso da due ragazzi “per vedere che effetto fa”, è stato ripetutamente ferito alla gola una serie di fendenti. A uccidere il giovane è stata però la coltellata al cuore. È stato Manuel Foffo, uno dei due arrestati, a raccontarlo agli investigatori spiegando che il colpo mortale è stato inferto da Marco Prato (in una foto da Facebook). La lama è rimasta conficcata nel petto e rimossa solo dal medico legale durante l’autopsia.

Foffo agli inquirenti ha spiegato che erano chiusi in casa da due giorni a “sballarsi” quando hanno deciso che sarebbero usciti per far male a qualcuno. E quando la vittima prescelta è arrivata l’hanno drogata. Poi è iniziato il sacrificio. Varani, quando è stato trovato, era sdraiato sul letto, nella stanza dove a colpi di martello e coltellate è avvenuta la mattanza all’alba di venerdì. Dopo l’omicidio i due arrestati hanno dormito a fianco del corpo celato sotto una coperta per circa sei ore.

Poi, nel pomeriggio, i due hanno lasciato la casa al decimo piano di via Igino Giordani, dove Foffo viveva e sarebbe tornato la sera per passarci la notte, dopo aver lasciato l’amico in un albergo in zona piazza Bologna. Intanto è stato fissato per domani l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Riccardo Amoroso. Ai due giovani è contestato l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. “Non so come mi sia potuto trasformare in un animale del genere – ha detto Foffo – Luca ha sofferto molto. “In passato avevo avuto un momento in cui avevo l’intenzione di far del male a qualcuno. Non so come questa idea maturava tra me e me. Anche se ho avuto il pensiero in passato, lo stesso è rimasto tale e non ho mai pensato che potesse concretizzarsi”. Poi aggiunge: “Non mi ritengo capace di aver fatto quello che ho fatto”. Eppure il giovane ha confessato: “Quando eravamo in macchina non abbiamo portato a termine la nostra intenzione di fare male a una persona perché non abbiamo trovato nessuno. Lo avremmo forse fatto se avessimo trovato quella persona. Non ricordo quanto tempo girammo in macchina ma so che non abbiamo fatto uso di cocaina durante la nostra uscita. Non ricordo cosa abbiamo fatto o se abbiamo incontrato qualcuno”.

Prima dell’omicidio di Luca Varani, altri due uomini erano entrati nell’appartamento al decimo piano di via Igino Giordani, e forse avevano preso parte al festino a base di alcol e cocaina. “Non siamo stati sempre soli – ha proseguito Foffo – ricordo che è venuto anche un mio amico di nome Alex che avevo conosciuto mesi fa in una pizzeria sulla Tiburtina”. In casa “venne anche un certo Giacomo, altro mio amico. Quando è venuto a casa eravamo sotto l’effetto di cocaina ma mantenevamo la lucidità. Invece quando è venuto Luca, sia io che Marco eravamo provati dall’uso prolungato di cocaina e quindi non più lucidi”.