Speciale Tg5 affronta il caso Dell’Utri, ma il panorama degli intervistati non è molto vario. Andrea Saccucci, legale di Dell’Utri; Bruno Nascimbene, legale di Dell’Utri; Giuseppe Diperi, legale di Dell’Utri. Poi, dato che il filo rosso del servizio di Andrea Pamparana andato in onda la sera di domenica 6 marzo è l’attacco al reato di concorso esterno in associazione mafiosa – per il quale l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi è stato condannato definitivamente a sette anni di reclusione che sta scontando nel carcere di Parma – gran parte della puntata è occupata da una lunga intervista a Bruno Contrada, ex poliziotto e funzionario del Sisde anche lui condannato per lo stesso reato, con pena già scontata (colonna sonora: “La calunnia è un venticello”, dal Barbiere di Siviglia). Rinforzata da un’intervista all’avvocato di Bruno Contrada, Giovanni Lipera.

Possibile? Un intero speciale di un’importante testata giornalistica dove emerge soltanto il punto di vista degli imputati e dei loro avvocati? A dire il vero un altro protagonista c’è: il giornalista Piero Sansonetti, noto per le sue posizioni ultragarantiste. Che al micorfono di Pamparana conferma: “Marcello Dell’Utri è un prigioniero politico”. E la lista degli intervistati proposti ai telespettatori finisce qui. Nessuna domanda a Contrada sui fatti specifici che il Tribunale di Palermo gli ha contestato, nessun “aiutino” ai telespettatori per capire in base a quali episodi (dal caso Mangano in poi) l’ex presidente di Publitalia e mente organizzativa di Forza Italia sia stato giudicato in via definitiva un “concorrente” della mafia.

Cuore dello speciale di 36 minuti dedicato al caso dell'”amico e collaboratore di Silvio Berlusconi”, spiega Pamparana, la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia a pagare un totale di 12.500 euro a Contrada. Perché, a parere dei giudici, fu condannato in violazione dell’artcolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, secondo la quale nessuna pena può essere inflitta per fatti che non sono previsti dalla legge come reato nel momento in cui sono stati commessi. Secondo i giudici di Strasburgo, il reato di concorso esterno – che non compare come tale nel codice penale italiano ma è la combinazione di associazione mafiosa e concorso in reato – è entrato ufficialmente nel nostro ordinamento con una sentenza delle Sezioni unite della Cassazione nel 1994. Di conseguenza, non poteva essere applicato a Contrada, a cui venivano contestati rapporti con Cosa nostra risalenti agli anni Ottanta. Ma anche Dell’Utri è stato condannato – come uomo cerniera tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi – per fatti accertati fino al 1992. Di conseguenza, è la tesi dello speciale di Pamparana, quel che vale per l’ex poliziotto vale anche per l’ex senatore.

Semplice, vero? Eppure il reato di concorso esterno è da decenni oggetto di dibattito tra giuristi (e di sentenze favorevoli che Pamparana si è guardato bene dal citare). Così come le motivazioni dei giudici europei, che non hanno alcun effetto immediato sulle condanne inflitte in Italia, sono state contestate da diversi giuristi e, anche su Il Fatto Quotidiano, da magistrati come Antonio Ingroia, che resse l’accusa al processo dellUtri, e Gian Carlo Caselli, Procuratore di Palermo ai tempi dell’avvio dell’inchiesta. Caselli, fra l’altro, ricorda che – ben prima del 1994 – “il pool di Falcone fece ampio ricorso alla figura del concorso esterno”, citato per esempio nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso ter di Palermo, anno 1987. Ma evidentemente su Canale 5 Falcone è buono solo come soggetto di commemorazioni intorno al 23 maggio, anniversario della strage di Capaci.

Di tutto questo, infatti, lo spettatore dello Speciale è rimasto all’oscuro. Al momento, la sentenza di Strasburgo non ha avuto alcun effetto sul processo Contrada. Il ricorso dei legali di Dell’Utri vergato in base alla sentenza europea è stato respinto dalla Corte d’appello di Palermo il 23 novembre dell’anno scorso, e ora pende in Cassazione, come ricorda uno deitre legali di Dell’Utri raggiunto dale telecamere del Tg5. Ma l’indignato speciale Pamparana ha già emesso il verdetto definitivo. In un processo (televisivo) senza contraddittorio. Chissà che cosa gli direbbe la Corte europea.