“Il presidente del Consiglio ha detto cose assolutamente condivisibili, il Ponte sullo Stretto è un’opera da valutare seriamente”. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, presentando il nuovo codice degli appalti approvato in consiglio dei ministri. “Stiamo continuando a lavorare sulle priorità, non dimenticando questa prospettiva”.

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Con il nuovo Codice, ha spiegato il ministro, si supera le legge Obiettivo varata nel 2001 ai tempi del governo Berluconi, che è stata “fallimentare”. Il nuovo testo prevede “procedure normali, che garantiscono più trasparenza, efficenza e rispetto dei tempi”. Tra i punti salienti, la cancellazione delle “gare al massimo ribasso“, uno dei punti più contestati del vecchio testo, soprattutto dal punto di vista della qualità delle opere, della lievitazione successiva dei costi e delle infiltrazioni mafiose nelle opere pubbliche. La nuova normativa, secondo Delrio, “coniuga prezzo e qualità”. A quanto si apprende, nel testo non ancora reso pubblico dal consiglio dei ministri è scomparsa la norma, anticipata qualche giorno fa da Il Fatto Quotidiano, che di fatto liberalizzava il ricorso ai subappalti, abolendo i limiti attuali ai lavori che possono essere affidati ad aziende esterne che non hanno concorso ad alcuna gara.

Nel nuovo Codice, inoltre, viene “rafforzato il ruolo dell’Anac, che diventa assolutamente centrale in questa riforma”. L’Authority anticorruzione “dovrà emanare bandi tipo e linee guida. Un sistema di regolamentazione ‘leggera'”.

Il nuovo codice “rappresenta una piccola rivoluzione copernicana”, afferma il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. “Da sola una legge non è in grado di risolvere i problemi e anche questa non avrà un effetto salvifico, ma alcune novità la porta, anche nel provare a evitare uno dei rischi principali degli appalti, il rischio di corruzione”.

Cantone afferma di “non conoscere ancora” il testo licenziato dal Consiglio dei ministri, ma tra le principali novità sottolinea “oltre alla qualificazione delle stazioni appaltanti, i nuovi poteri dell’Anac, le commissioni di gara”. Con una maggiore discrezionalità per la pubblica amministrazione che “andrà bilanciata con meccanismi di vigilanza più forti che sono quelli messi in campo di responsabilità dell’Anac. Probabilmente poi bisognerà intervenire in una logica di guidare questa discrezionalità con istituti di soft law, delle linee guida, dei bandi tipo”.

Il ministro Delrio ha affrontato anche il tema delle concessioni, il meccanismo di assegnazione senza gara alla base, per esempio, del caso Mose. “Per la prima volta si dice esplicitamente che il rischio operativo è in carico al privato” e “lo Stato non è obbligato al riequilibrio per forza”. Tra gli altri aspetti del nuovo codice vi è “una riduzione della tendenza al contenzioso”, spiega Delrio, “un’anomalia tutta italiana”.