Nel corso del suo ultimo anno di vita, se fosse rimasto ininterrottamente affacciato alla finestra di casa, avrebbe visto sorgere il Sole più di 5mila volte. E, altrettante volte, tingere di rosso il cielo al tramonto. La sua casa, infatti, non ha fondamenta. Sfreccia a più di 27mila chilometri orari, a 400 km di quota sulle nostre teste, compiendo in 90 minuti un giro completo intorno al Pianeta. È la Stazione spaziale internazionale (Iss), l’avamposto dell’umanità nello spazio. Il primo marzo, dopo 340 giorni passati a fluttuare senza avvertire il peso del proprio corpo, Scott Kelly – l’astronauta della Nasa che ha trascorso più tempo nello spazio – completerà la propria missione e lascerà la sua casa galleggiante per tornare con i piedi per terra.

“Ciò che abbiamo fatto nello spazio dimostra che possiamo superare le sfide. Se possiamo sognarlo, possiamo farlo, se lo vogliamo veramente”, afferma l’astronauta americano nel corso della conferenza stampa in cui traccia un bilancio della missione a pochi giorni dal suo rientro sulla Terra. Il suo riferimento è a una futura missione umana su Marte. Una sfida “assolutamente possibile”, sottolinea Scott Kelly, nonostante le difficoltà, soprattutto psicologiche, come “il dover stare isolati e lontani dalle persone a cui si vuol bene. Ma – aggiunge Kelly – è una cosa che si può affrontare”.

Scott Kelly la sua sfida l’ha già vinta. Anche se il suo non è un record di permanenza nello spazio. In passato, infatti, quattro cosmonauti russi hanno trascorso un anno o più a bordo della Mir, la stazione sovietica assemblata in orbita a partire dal 1986 e andata in pensione nel 2001, con un rientro programmato che l’ha disintegrata a contatto con l’atmosfera terrestre. Il record appartiene a Valery Polyakov, con 438 giorni a bordo della Mir tra gennaio 1994 e marzo 1995.

La missione di Scott Kelly è, però, unica nel suo genere. È la prima, infatti, a studiare come lo spazio condizioni il corpo umano, attraverso analisi parallele condotte su due gemelli identici, entrambi astronauti: Scott e il fratello Mark. Sono circa 400 gli esperimenti effettuati da Scott Kelly a bordo della Iss. Ma l’intera missione rappresenta anche una verifica indiretta della Relatività Generale. Una teoria gravida di previsioni – tutte verificate sperimentalmente nel corso dei suoi cento anni di vita – l’ultima delle quali, l’esistenza delle onde gravitazionali, appena qualche settimana fa.

Quando Scott rientrerà sulla Terra e riabbraccerà il fratello Mark, il tempo per i due fratelli non sarà passato allo stesso modo. Einstein ci ha, infatti, insegnato che non è un’entità assoluta e immutabile, ma che ognuno sperimenta un tempo proprio. Per esempio, il tempo scorre più velocemente in alto e più lentamente in basso. Bizzarrie dello spazio-tempo che s’incurva in presenza della materia, come per il protagonista del film Interstellar che, precipitando dentro un buco nero, resta giovane mentre la figlia diventa anziana.

Scott, quindi, nello spazio sarà invecchiato prima del fratello terrestre, anche se di poco, tanto che non se ne renderà conto fisicamente. Ma forse il suo Dna, confrontato con quello del fratello, potrà dire attraverso le mutazioni accumulate, come le diverse condizioni di vita, nello spazio e sulla Terra, modificano uguali sequenze geniche. Informazioni preziose in vista di un futuro viaggio su Marte.

“Fisicamente sto bene, ma diciamo che nello spazio non ti senti perfettamente normale – risponde Scott Kelly a chi gli domanda del suo stato di salute -. Lo spazio, infatti, è un ambiente duro, e il fatto che tutto fluttui nell’aria non rende le cose semplici. Non si può mai uscire, mai andare via, e ogni giorno è simile all’altro per un tempo lungo. Per questo – scherza l’astronauta Usa -, serve una buona dose di humour”. Come quella che lo ha spinto nei giorni scorsi a trasvestirsi da gorilla, trasformandosi nel primo esemplare di questa specie a fluttuare in assenza di gravità, come dimostra il video che ha pubblicato su Twitter.

Ma, se la vita a bordo della Iss è molto faticosa, e gli spazi decisamente angusti, ogni sacrificio è ampiamente ripagato dalla vista che si gode da lassù. Grazie anche a una speciale cupola, costruita in Italia, che permette un affaccio unico. Una vera e propria finestra sul mondo. Uno dei passatempi preferiti di ogni astronauta è, infatti, sfruttare questo punto di osservazione privilegiato per scattare foto alla Terra. Scott Kelly, in quasi un anno ne ha pubblicate più di 700 su Instagram, uno dei social per condividere immagini. “Da qui la vista è bellissima, ma ti rendi subito conto dell’impatto dell’inquinamento sul nostro Pianeta. Quando sarò a casa – conclude Kelly – spero di poter fare di più per aiutare a proteggere l’ambiente”.