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“Stati Uniti sull’orlo della legge marziale”, anche i matematici contro Trump: boicottaggio e petizione per non partecipare al congresso di Filadelfia

Le "accuse" spaziano dalla gestione delle politiche migratorie, ritenute ostili e discriminatorie, fino a episodi di violenza attribuiti alle autorità federali
“Stati Uniti sull’orlo della legge marziale”, anche i matematici contro Trump: boicottaggio e petizione per non partecipare al congresso di Filadelfia
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Per la prima volta nella loro storia, gli Stati Uniti iniziano a confrontarsi con l’ipotesi di un isolamento internazionale non scelto, ma imposto dall’esterno. Se in passato Washington aveva perseguito volontariamente politiche isolazioniste oggi emergono segnali di una dinamica diversa, più complessa e potenzialmente destabilizzante. L’attacco frontale alla ricerca scientifica, lo smantellamento delle agenzie sanitarie, stanno aprendo una crepa sempre più profonda. Questi segnali non arrivano soltanto dalla diplomazia ufficiale, ma anche da ambiti meno prevedibili, come appunto quello accademico. Un caso emblematico riguarda il Congresso internazionale dei matematici, previsto a luglio a Filadelfia, uno degli appuntamenti più prestigiosi della comunità scientifica mondiale. Due studiosi, Tarik Aougab dello Haverford College e Ila Varma dell’Università di Toronto, coem riporta il Corriere della Sera, hanno promosso una petizione per boicottare l’evento. In poche settimane, l’iniziativa ha raccolto oltre 2.400 adesioni da 76 Paesi, coinvolgendo non solo singoli accademici ma anche intere associazioni scientifiche nazionali.

Tra i firmatari figurano anche due vincitori della Medaglia Fields, Tim Gowers e Caucher Birkar, a testimonianza della rilevanza e del peso dell’iniziativa. Numerose società matematiche – tra cui quelle di Francia, Australia e Brasile – hanno aderito ufficialmente, insieme ad associazioni scientifiche di diversi Paesi, dalle Filippine al Portogallo, fino a Iran e Cuba. Il testo della petizione è particolarmente duro nei confronti degli Stati Uniti. Gli estensori ricordano come l’edizione del congresso prevista in Russia nel 2022 fosse stata boicottata per motivi legati alla libertà di espressione e alla sicurezza dei partecipanti, sostenendo che oggi condizioni analoghe – se non peggiori – si riscontrerebbero negli Stati Uniti.

Le “accuse” spaziano dalla gestione delle politiche migratorie, ritenute ostili e discriminatorie, fino a episodi di violenza attribuiti alle autorità federali. Il documento dipinge un quadro estremamente critico del Paese, definito “sull’orlo della legge marziale”, e solleva timori sulla possibilità che studiosi provenienti da diversi Stati possano incontrare ostacoli o divieti all’ingresso. Non mancano riferimenti alla politica estera americana, con critiche che toccano vari scenari internazionali: dal sostegno a Israele nella crisi di Gaza, alle tensioni con l’Iran, fino a episodi controversi nei Caraibi e in America Latina, come il caso di Nicolas Maduro. Viene citato persino un presunto progetto di espansione verso la Groenlandia, indicato come simbolo di una strategia aggressiva e unilaterale.

La distribuzione geografica delle adesioni offre ulteriori spunti di riflessione. Il maggior numero di firme proviene dalla Francia, seguita – sorprendentemente – dagli stessi Stati Uniti. L’Italia si colloca al terzo posto, con una partecipazione significativa anche di studiosi di primo piano come tutti già invitati in passato al congresso. È significativo che molte delle adesioni arrivino da Germania e Canada oltre che da grandi Paesi emergenti come India, Messico e Brasile. Più contenuta, invece, la partecipazione di Cina e Russia, tradizionalmente meno inclini a sostenere iniziative di questo tipo, anche per ragioni strategiche e diplomatiche. Resta da capire se il congresso subirà modifiche o defezioni rilevanti.

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