“Ho fatto quel che ho fatto perché non ho una famiglia o figli su cui si potessero rivalere”. E’ molto complicata la vita del controllore nel pubblico, se fa il suo mestiere. “Se parli vai a casa e se vai a casa non mangi. Io, per fortuna, non ho questo problema: in caso, preferisco andare a casa e non mangiare. Ma io guardo”. Insomma, doveva pensarci proprio lei a scoperchiare il sistema di corruzione e collusioni che in Lombardia consentiva all’imprenditrice Paola Canegrati di fare man bassa di gare per servizi odontoiatrici ospedalieri, mettendo a libro paga politici e manager sanitari. Giovanna Ceribelli è una commercialista di 68 anni che si dà da sola della “rompiscatole”. I politici mangiavano sugli appalti veicolati agli amici. I dirigenti ospedalieri si piegavano alle richieste, apparecchiando le gare e adoperandosi per nascondere le irregolarità. I revisori chiudevano gli occhi. Ceribelli no, è un cancello che non fa passare nulla. Nell’ordinanza che ha portato a 21 arresti – tra i quali spicca il vicesegretario della Lega Fabio Rizzi, braccio destro di Roberto Maroni – di lei i magistrati scrivono: “Era l’unica a preoccupare la signora Canegrati”, l’imprenditrice al centro del sistema. Il suo è un piccolo studio a Caprino Bergamasco – il paese prima di Pontida, capitale morale del leghismo – ha il pallino dei conti in ordine, soprattutto se riguardano i soldi dei contribuenti. Pile di carte, faldoni ovunque.

Nel 2012 entra nel collegio sindacale dell’azienda ospedaliera di Vimercate, nel Monzese. Passa in rassegna tutte le gare e incappa nel contratto stipulato nel 2009 che sarà la chiave di volta dell’inchiesta, che si è poi estesa a decine di affidamenti sospetti in tutta la Lombardia. E poi su tutti gli altri. “Nulla di speciale”, si schermisce. La denuncia viene però firmata solo da due dei cinque revisori del collegio, una è lei. Gli altri, non osano. “Io ero forte delle mie ragioni e ho fatto di testa mia. Mi sono specializzata in appalti e non mi basta fare controlli a campione o formali, come spesso accade. Vado a fondo, ci lavoro mesi, anche da casa. E se vedo qualcosa che non torna non mi interessa che uno sia verde, rosso o giallo. O di andarci da sola. Io vado in Procura”.

Era già successo quando era nel collegio del “Bolognini” di Seriate. Anche allora, tirandosi dietro le maledizioni del direttore Amedeo Amadeo, in sella per 15 anni, fino alle sua dimissioni causate (non casualmente) da indagini penali per rimborsi gonfiati e concorsi truccati. Quel ruolo di “rompiscatole” dei conti l’aveva già trasformata nel nemico numero uno dell’ex direttore che, a ogni grana sul suo ospedale, coi giornalisti sbottava: “E sarà stata la Ceribelli, a passarvi qualcosa”. Qualcuno dice che ce l’abbia con i leghisti, che sia “di sinistra”. Lei non nega, ma distingue: “Quando vado alle urne sono un’elettrice, per il resto faccio solo il mio mestiere e forse per far bene il sindaco, il controllore di una società pubblica, bisogna rompere le scatole per professione. Noi sindaci revisori siamo tutti nominati per via politica, io stessa lo sono stata. Però ho guardato. E se qualcuno mi chiedesse di chiudere un occhio, ne aprirei quattro”.

Protesi e materiali scadenti, corone che gli stessi dirigenti sanitari che le compravano, nelle intercettazioni, definivano: “fatte con il culo”. Ceribelli ha le idee molto chiare. “Il sistema sanitario sta spingendo verso il privato ma qui c’era qualcosa in più. Nella collaborazione pubblico-privato il privato non contribusce a migliorare il sistema, fa solo il suo interesse. Nel caso specifico, la società che vendeva materiale scandente controllava al 100% quella che poi lo metteva in bocca ai pazienti. Le due prestazioni si mettono insieme e alla fine, avendo dietro lo stesso titolare, nessuno segnala le anomalie. Questa cosa deve essere impedita. In alcuni centri queste società avevano in mano addirittura la cassa e non va assolutamente bene perché controllo io, soggetto pubblico, cosa viene fatto. Non le aziende che erogano le prestazioni per me. E’ un impegno civico, oltre che un dovere professionale. Sono soldi pubblici e quando si crea un indebito arricchimento nelle strutture sono buchi che poi pagano i cittadini in servizi scadenti, carenza di fondi per il personale etc. Ai colleghi dico allora: non abbiate paura, controllate e denunciate”.

La politica, Pontida è a due passi da qui. Dal palco sul pratone si agitavano le scope del cambiamento di Maroni e Salvini. C’era anche Rizzi… “Questo mi stupisce, se proprio me lo chiede”. “Mai avrei pensato che venisse arrestato anche Fabio Rizzi, qualcuno così vicino al presidente Maroni. Sembra che dalla gestione Formigoni in favore di Cl, che tanti segni ha lasciato, non si sia cambiato passo. Spero che ora ci sia un lavoro importante sul fronte dei controlli”. La preoccupa la riforma della sanità scritta da quel Rizzi arrestato per corruzione? Cosa possono aspettarsi i lombardi? “Alcune cose mi impensieriscono. All’interno di queste normative in Regione Lombardia hanno attuato ad esempio una riduzione del 10% degli emolumenti per i collegi sindacali giustificandola come riduzione di spesa. Così facendo però indeboliscono gli organi di controllo dalla cui attività dipende la fortuna degli spregiudicati e la salute dei bilanci pubblici che devono essere protetti dai costi della corruzione. Così si risparmia e si argina il male del nostro Paese. Ma si deve ribaltare tutto”. Si aspetta un “grazie” da parte dei vertici della Regione? “Non mi aspetto nulla, non cerco la riconoscenza o promozioni. Quel “grazie” lo sto ricevendo dai cittadini con le telefonate che mi fanno. Mi auguro solo che questa vicenda dia coraggio e contribuisca a cambiare il sistema”.