Guido Bertolaso candidato sindaco a Roma? Sì, anzi no. Quando la partita nel centrodestra per la scelta dello sfidante di Roberto Giachetti sembrava conclusa, Matteo Salvini spariglia le carte e causa fibrillazioni che scuotono l’alleanza dall’interno. “Non è chiusa – ha detto il segretario della Lega Nord in conferenza stampa al Senato – ascolteremo i cittadini e in base a quello decideremo. A pacchetto chiuso non compro nulla. Bertolaso è il candidato che gli alleati hanno proposto e a cui abbiamo detto sì, ma ascolteremo i cittadini prima di confermare il nostro candidato. Diciamo che dire che ha sostenuto Rutelli, voterebbe Pd e che appoggia i Rom per un candidato della Lega non è il massimo”.

A infastidire Salvini sarebbero state in particolare le dichiarazioni dell’ex capo della Protezione civile sui nomadi: “Una categoria vessata? Dichiarazioni simili me le aspetto da Nichi Vendola, non certo dal candidato del centrodestra”. Ma le variabili in gioco sono molteplici. Dopo l’arresto del consigliere regionale lombardo Fabio Rizzi, leghista, e il rinvio a giudizio il 2 febbraio di Edoardo Rixi, vice del segretario del Carroccio (che lo difende e lo definisce “un fratello”) e assessore regionale allo Sviluppo Economico in Liguria, diventa difficile per il leader della Lega appoggiare un candidato come Bertolaso, sotto processo per gli appalti del G8 de La Maddalena e i Grandi rischi bis a L’Aquila.

Che quello delle inchieste giudiziarie sia un nervo scoperto lo dice lo stesso Salvini: “Bertolaso può essere la persona più capace ed efficiente del mond, ma andare in campagna elettorale con i processi in corso, con una certa magistratura non mi sembra la cosa più brillante e facile”, ha detto a Coffe break su La7. Per poi regalare un’inaspettata apertura: “Un mio no a Marchini? Io non ho mai detto no a nessuno. Non sono stato io. Se avessero presentato Marchini a Roma? E perché no“, aggiunge. Quello stesso Alfio Marchini, candidato nel 2013 alle primarie del centrosinistra, indicato lo scorso autunno come possibile candidato del centrodestra da Silvio Berlusconi, ma sul cui nome aveva posto immediatamente il veto Giorgia Meloni.

Alla rappresentante di Fratelli d’Italia nel triumvirato del centrodestra il dietrofront di Salvini non è piaciuto: l’ex ministro delle Politiche giovanili si è detta “allibita” e ha fatto sapere che non non sarà al vertice fissato da tempo a palazzo Grazioli con Berlusconi e lo stesso Salvini per fare il punto sui candidati per le amministrative. L’entourage della Meloni ha spiegato che la disponibilità per un prossimo vertice sarà data solo nel momento in cui sarà chiaro quali sono le reali volontà di Salvini e Berlusconi sul nome da spendere a Roma. E il vertice è saltato.

Causando l’intervento dello stesso Cavaliere. “Le tre forze del centrodestra, Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, hanno indicato il Dottor Guido Bertolaso come loro candidato a sindaco di Roma – si legge in una nota – io sono convinto che Bertolaso sia l’unico professionista in circolazione capace di rimettere in sesto la Capitale”. Bertolaso “non è il candidato di un partito, ma deve essere il candidato di tutta la città, di tutti i romani che si preoccupano del loro bene e non di quello dei singoli partiti. Conto sul buonsenso dei romani e assicuro a Guido Bertolaso tutto il nostro sostegno”.

Ma l’annunciato accordo sul nome di Bertolaso ha causato forti mal di pancia in casa degli stessi Fratelli d’Italia: 21 dirigenti del partito hanno disconosciuto la candidatura dell’ex capo della Protezione civile e hanno accordato il loro sostegno a Francesco Storace. Che ha scelto Ponte Sant’Angelo per dare il via alla sua campagna elettorale per la sfida Campidoglio. Quel ponte che Bertolaso ha detto di essere stato pronto a “far saltare” durante la piena del Tevere del 2011, Alemanno sindaco. “Roma ha bisogno di serenità” dice Storace che dà appuntamento al 6 marzo, giorno in cui si svolgeranno le primarie del centrosinistra, per una manifestazione al Teatro Quirino.