“Siamo contenti di aver vinto il Festival, e lo siamo per noi, ce lo meritiamo“. Parole sante. Band nata sul volgere degli anni settanta, come gruppo di supporto in studio e nei live di Lucio Dalla, gli Stadio hanno una signora carriera alle spalle, fin qui come offuscata, almeno nella percezione comune, proprio dall’aver a lungo gravitato intorno al cantautore bolognese.

Con una formazione attuale che vede Gaetano Curreri affiancato dallo storico batterista Giovanni Pezzoli, dal chitarrista Andrea Fornilli e dal bassista Roberto Dovrandi, gli Stadio hanno visto alternarsi in formazione alcuni dei migliori musicisti della nostra scena pop, da Fabio Liberatori a Ricky Portera, cui era dedicata la prima canzone del gruppo, scritta da Dalla, Grande figlio di puttana, passando per Claudio Golinelli, Marco Nanni e Beppe D’Onghia.

Nel corso di oltre quarant’anni di carriera, il loro esordio ufficiale è datato 1981, ma il primo nucleo era presente già in Anidride solforosa di Dalla, del 1975, gli Stadio hanno scritto molte hit, da Ma chi te l’ha detto a Acqua e sapone, usate da Carlo Verdone per la colonna sonora dell’omonimo film, Canzoni alla radio, scritta per loro da un giovanissimo Luca Carboni, a La faccia delle donne, passando per Bella più che mai, Generazione di fenomeni, sigla della serie tv I ragazzi del muretto, Un disperato bisogno d’amore, E mi alzo sui pedali, dedicata a Marco Pantani, e colonna sonora del film dedicato al Pirata, fino a questa Un giorno mi dirai, vincitrice della sessantaseiesima edizione del Festival. La loro canzone più celebre, nonché più bella, è Chiedi chi erano i Beatles, con testo del poeta e paroliere Roversi. Un classico senza tempo.

Band che ha partecipato a progetti importanti come Banan Republic, di Dalla e De Gregori, DallaAmeriCaruso o Dalla/Morandi, che ha scritto tante colonne sonore, prevalentemente per Carlo Verdone, che ha fatto da catalizzatrice per tanti artisti da Luca Carboni allo stesso Vasco Rossi, amico di lunga data di Curreri e presente nell’album uscito proprio durante la kermesse, Miss Nostalgia, gli Stadio hanno forse sofferto una sorta di sindrome da gregari, finendo per avere un pubblico amplissimo, ma per essere poco riconosciuti proprio dagli addetti ai lavori.

La vittoria del Festival è quindi il giusto premio a un gruppo di artisti e grandi professionisti che da oltre quarant’anni porta avanti una carriera importante con umiltà e dedizione, con il loro autore di riferimento, Saverio Grandi, che qui firma con Curreri e Luca Chiaravalli, che ha poi spiccato il volo divenendo una delle firme più importanti di Italia.

Ora rimane da capire se gli Stadio, forti del successo con un brano molto intenso, vorranno partecipare o meno a Eurovision, dove potrebbero rischiare di non essere capìti, a causa della lingua italiana, o se, come ha detto Curreri in conferenza stampa, opteranno per cedere il posto alla Michielin, magari scrivendo una canzone per lei. Curreri, infatti, presente al Festival anche come produttore di Noemi, è autore molto apprezzato anche conto terzi. Per dire, E dimmi che non vuoi morire di Patty Pravo o Prima di partire per un lungo viaggio sono opera sua.

Un giorno mi dirai, canzone che parla del rapporto emotivo tra un padre e la figlia, ha fatto breccia nei cuori degli ascoltatori come degli addetti ai lavori, evitando di scivolare nella retorica e caratterizzando un Festival tra i più seguiti degli ultimi anni.