“Sapere che Michael Harte abbandona questo progetto per me è una grande delusione. Io ci speravo, anzi ero certo che avrebbe valorizzato questo luogo”. Lo ha detto Mauro Morandi, custode dell’isola di Budelli nell’arcipelago de La Maddalena, intervistato da La Stampa. Esprimendo delusione visto che considera il progetto dell’imprenditore neozelandese, che aveva acquistato Budelli nel 2013 e che poi ha fatto marcia indietro, “l’unico in grado di dare un futuro a questo territorio. Qui non ci sono speranze se non si valorizza il patrimonio ambientale. E lui voleva fare proprio questo. Avrebbe garantito tanti posti di lavoro, avrebbe fatto conoscere Budelli nel mondo e avrebbe fatto arrivare qui chissà quante migliaia di turisti“.

Il custode del “paradiso rosa” ha inoltre aggiunto che l’apporto di Harte “l’avevano capito tutti: la gente e anche il sindaco (de La Maddalena, Luca Montella, ndr). Solo il parco naturale ha fatto di tutto per far fuggire quest’uomo”, dice Morandi. “Finora si sono preoccupati soltanto di fare la guerra a Michael Harte. Di quest’isola mi prendo cura da solo. Io raccolgo i rifiuti, io controllo che la spiaggia rosa venga rispettata come merita. Le guide ci sono solo pochi mesi e per poche ore al giorno. Per tutto il resto dell’anno, i turisti si presentano nella mia capanna per chiedere informazioni”. Ma qual era il progetto del magnate? “Voleva fare di Budelli un santurario della natura. Aveva in mente di creare un centro di ricerca, senza danneggiare neanche una foglia. E Harte è un uomo che ha davvero grande rispetto dell’ambiente”. E adesso “faranno un’altra asta e chissà chi arriverà. Magari uno speculatore vero”.

La posizione di Legambiente –  Dopo la decisione di Harte di rinunciare alla proprietà dell’isola, Legambiente Sardegna ha sottolineato che “non è il titolare della proprietà del bene che ne garantisce la tutela, ma sono i vincoli che lo Stato è riuscito ad apporre su quel bene e la capacità di gestione del bene stesso”. Secondo Annalisa Colombu, presidente dell’associazione “questa vicenda conferma in maniera chiara quanto Legambiente ha sempre sostenuto. Il problema non riguarda la proprietà dell’isola ma l’osservanza delle norme di salvaguardia”. “Lo stesso vincolo che ha difeso Budelli in tutti questi anni – aggiunge Sebastiano Venneri, membro della segreteria nazionale dell’associazione – è quello che oggi non consente a Michael Harte di realizzare gli interventi prefigurati al ministero dell’Ambiente qualche mese fa. Si rivela che il quadro di tutela è in grado, dunque, di salvaguardare i valori dell’isola anche a fronte del possesso privato”.