Giulio Regeni è stato prelevato da alcuni agenti egiziani il 25 gennaio, giorno della sua scomparsa. “Uno gli ha perquisito lo zaino, mentre l’altro gli ha controllato il passaporto. Quindi lo hanno portato via”. All’indomani dei funerali del dottorando 28enne brutalmente ucciso al Cairo, il New York Times scrive che sono stati membri delle forze dell’ordine a catturarlo. Il quotidiano ha provato a ricostruire le ore della scomparsa dello studente italiano tramite il racconto di testimoni oculari e di tre funzionari della sicurezza, consultati separatamente l’uno dall’altro e le cui versioni coincidono. E i tre agenti spiegano che durante i controlli Regeni  “ha reagito bruscamente, si è comportato come un duro”. Per questo, dicono, era stato preso in custodia.

Regeni, prosegue il quotidiano statunitense riferendo quanto detto dalle fonti, aveva sollevato sospetti a causa di contatti trovati sul suo telefono di persone vicine ai Fratelli Musulmani e al movimento 6 Aprile, considerati nemici dello Stato. Inoltre stava conducendo ricerche sui sindacati indipendenti in Egitto. Per questo gli agenti “pensavano fosse una spia: dopo tutto – si chiede una delle fonti – chi viene in Egitto a studiare i sindacati?”.

Intorno alle 7 di sera del 25 febbraio, “due agenti in borghese davano la caccia ad alcuni giovani nelle strade” e un ulteriore testimone, che ha chiesto l’anonimato, racconta che due agenti “hanno fermato l’italiano”. Secondo questa ulteriore testimonianza, “uno dei due era già stato visto nel quartiere in diverse precedenti occasioni, e aveva fatto domande ad alcune persone su Regeni“.

Il New York Times evidenzia inoltre che, nel percorso da casa alla stazione della metropolitana che Regeni avrebbe dovuto prendere, il ragazzo è passato davanti a quattro negozi, che hanno telecamere di sorveglianza, dalle quali sarebbero potuti emergere elementi importanti. Tuttavia i rivenditori riferiscono che la polizia non ha richiesto di visionare i filmati, sottolinea il Nyt, aggiungendo che questo può essere indice di negligenza o di un tentativo di insabbiamento. In ogni caso, spiegano i rivenditori, ogni prova che sarebbe potuta emergere dai nastri si è persa perché i video si cancellano automaticamente alla fine del mese.