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Nawrocki ritira l’onorificenza a Zelensky, che la restituisce subito: “A Mussolini però è rimasta”. È scontro tra Varsavia e Kiev

Immediata la reazione dei funzionari ucraini che, in risposta, hanno annunciato di voler restituire i riconoscimenti ricevuti dalla Polonia, a partire dal ministro degli Esteri Andriy Sybiha fino al capo dell'ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov
Nawrocki ritira l’onorificenza a Zelensky, che la restituisce subito: “A Mussolini però è rimasta”. È scontro tra Varsavia e Kiev
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Tra Varsavia e Kiev è scontro aperto. Polonia e Ucraina infatti continuano a discutere per una controversia storica che risale alla Seconda guerra mondiale, ma che resta viva nel dibattito politico. Le tensioni tra i due Paesi, stretti alleati contro Mosca, sono esplose con la decisione del presidente nazionalista Karol Nawrocki di revocare l’onorificenza dell’Ordine dell’Aquila Bianca a Volodymyr Zelensky. Immediata la reazione dei funzionari di Kiev che, in risposta, hanno annunciato di voler restituire i riconoscimenti ricevuti da Varsavia, a partire dal ministro degli Esteri Andriy Sybiha fino al capo dell’ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov. E il leader di Kiev non ha fatto passare neanche ventiquattr’ore che ha rispedito via posta la medaglia in Polonia commentando con sarcasmo: “Se si ritiene che questo simbolo speciale possa invece rimanere a Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schroeder, noi ucraini non ci opporremo”, ha dichiarato citando anche l’ex cancelliere tedesco, amico di Vladimir Putin.

La decisione di Nawrocki è l’ultimo capitolo di una serie di tensioni legate alla decisione di Zelensky, a fine maggio, di intitolare un’unità militare all’Esercito Insurrezionale Ucraino (Upa), organizzazione nazionalista della Seconda Guerra Mondiale ritenuta responsabile in Polonia della morte di oltre 100mila persone: il movimento combatté contro l’Armata Rossa ma si scontrò anche con la resistenza polacca e uccise civili polacchi ed ebrei. A volte collaborò con i nazisti mentre in altre occasioni si schierò contro di loro. In ogni caso, Varsavia considera le sue azioni pulizia etnica e genocidio, mentre Kiev riconosce i massacri ma rifiuta il termine genocidio.

Con queste premesse, Nawrocki ha ripetutamente espresso “indignazione” per la decisione di Zelensky, sulla quale tuttavia il leader ucraino non è tornato indietro: “L’Ucraina è grata al popolo polacco” e “rimarrà aperta a tutte le forme di dialogo significative con la Polonia”. Ma “sono orgoglioso del nostro popolo e di ogni guerriero ucraino”, ha detto il presidente ucraino. “Purtroppo, il presidente della Polonia, Karol Nawrocki, ha compiuto un atto ostile nei confronti del nostro popolo”, è invece la lettura di Budanov che si è chiesto “di che giustizia possiamo parlare se, ad esempio, il dittatore fascista italiano e complice di Hitler, Benito Mussolini, non è ancora stato privato” dell’onorificenza.

“Questo è un regalo all’aggressore di Mosca, che non esiterà a usarlo contro i nostri due Paesi”, ha poi aggiunto l’ex capo dell’intelligence militare di Kiev. Ci ha pensato subito il superfalco di Putin, Dmitry Medvedev, a sfruttare l’occasione: “Sono sicuro che questo non sarà un problema” per Zelensky, “ora c’è più spazio sulla sua felpa verde per la Croce di Ferro di Hitler”. Il presidente polacco ha provato in ogni caso a chiarire che “questa decisione non è diretta contro il popolo ucraino” e “non rappresenta un cambiamento nell’orientamento strategico della politica di sicurezza polacca“. Una precisazione d’obbligo, dato che già prima di ricoprire l’incarico, Nawrocki non aveva mai nascosto le sue critiche a Kiev, opponendosi in particolare all’adesione dell’Ucraina alla Nato e all’Ue.

Da parte sua, il premier polacco Donald Tusk, fervente filo-europeo e pro-Kiev, ha invitato i due leader a “placare gli animi“, mentre la guerra continua: per ultimi, i raid russi a Kharkiv hanno causato la morte di una donna, rimasta intrappolata tra le macerie di un edificio, e nove feriti. Dal canto loro i militari di Kiev hanno rivendicato attacchi sugli impianti di petrolio e gas in Siberia e nella Crimea occupata.

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