Nel post odierno tratteremo l’altra metà del mio primo articolo di carattere scientifico, con la speranza che trovi spazio su Nature o Science. Il mio studio, ricordo, è incentrato sulle caratteristiche comuni che intercorrono fra l’esemplare di francesino (l’abbonato alla distrofia di Duchenne) e diversi animali: dopo la pecora e il cane, è il turno di animali più esotici, quali il koala e il bradipo.

Quest’ultimo – nonché l’animale più veloce della terra – presenta vari punti in comune con l’esemplare di francesino, quando il tenero disabile è in età adolescenziale. Del bradipo, il “transalpino” invidia la grande rapidità: è capace di muoversi a una roboante velocità compresa tra gli 0,25 e gli 0,4 km/h, numeri questi altamente competitivi da eguagliare per un distrofico adolescente.

Benché lento, il francesino in questa fase delicata della vita è in grado di coprire distanze siderali, come per esempio raggiungere, con la sola imposizione delle mani, una penna posta su un tavolo a una ventina di centimetri di distanza. Per riuscire nell’impresa gli bastano solo due dita (l’indice e il medio), le quali vengono mosse come fossero due gambe nell’atto di camminare – non ho mai capito se la tecnica è questione di ingegno o è semplice nostalgia -, mentre l’altra mano sostiene il braccio impegnato nell’impresa.

Questa tecnica, inoltre, mi permise di ottenere ottimi risultati nella disciplina paralimpica “The pen is on the table”. Alle Francesiadi di Pizzighettone 1998, infatti, mi aggiudicai la medaglia d’oro: impiegai 3 minuti e 55 secondi per percorrere quegli impervi 20 cm. Ricordo, però, la triste premiazione alla “Distro arena”, triste perché, terminato l’inno, mi aspettavo scroscianti applausi. Invece furono solo desolanti: silenzio assoluto.

(Precisazione della redazione: il distrofico quando “batte le mani” – o meglio le dita, il pollice con l’indice -, benché convinto di contribuire in maniera decisiva all’applauso, non produce suono alcuno. Abbiamo provato più volte a spiegarlo all’autore di questo blog, ottenendo scarsi risultati).

Sono certo che non batterono le dita solo per invidia: dopotutto avevo vinto l’oro e battuto il record mondiale, e questo non potevano proprio accettarlo. Per giunta gli impostori sostengono di averle battute, ma se così fosse avrei sentito: mi credono così stupido? Quando applaudo – io sofferente come loro – emetto un grande frastuono. La verità è che il mondo dei francesini è fatto di invidie e ripicche (a esclusione del sottoscritto, ben inteso).

Concludo la pubblicazione con l’ultimo animale rimasto nell’arca: il koala. Il simpatico marsupiale presenta caratteristiche comuni al francesino nel momento in cui quest’ultimo è stanco. L’esemplare transalpino, in particolari momenti, può raggiungere una stanchezza estrema, al punto da sentirsi preso per il naso quando il bipede attivo sostiene di essere “stanco morto” e di non aver fatto nulla durante la giornata, salvo poi scoprire che ha scalato una montagna, lavorato 8 ore, fatto questo e quello. Perché nella fase “stanco morto” il francesino non fa proprio niente, e qui entra in gioco il koala: il tenero marsupiale riposa la bellezza di 18 ore al giorno, appollaiato sul suo albero preferito – l’eucalipto -, mentre le restanti le passa sempre lì, impegnato a mangiare.

Questa la sua giornata tipo, del tutto simile a quella del francesino sfinito: nel caso di quest’ultimo, però, il letto sostituisce l’eucalipto e, se altamente motivato, diventa anche teatro del suoi pasti. Tuttavia si differenziano solo nella nobile arte del defecare: se l’abitante più a sud del mondo mette in atto il suo piano di evacuazione dal “letto”, il transalpino (più schizzinoso) preferisce attuarlo alla toilette.

Questa l’unica differenza riscontrata, perché entrambi non muovono neanche un dito – o artiglio secondo la prospettiva marsupiale -, neanche in situazioni di pericolo. Ricordo, per esempio, quella volta in cui ero a casa solo a guardare la televisione: ai tempi riuscivo a muovermi con nonchalance lungo il perimetro del telecomando, ma non ero in grado di raccogliere gli oggetti da terra.

Quel giorno, mentre facevo zapping, mi cadde pericolosamente il telecomando sul programma di cultura generale “Uomini e donne” di Maria de Filippi. Feci di tutto per sfuggire al mio atroce destino, ma dovetti cedere alla condanna: assistere all’intera puntata.

Inaspettatamente si rivelò illuminante, poiché capii che in natura si trovano animali ben peggiori del francesino…

Testo originale già pubblicato su ‘il Cittadino di Monza e Brianza’ nella mia rubrica