La strada è ancora lunga, ma per ora sembra che stiano vincendo i costruttori automobilistici. Il Parlamento europeo non ha bloccato il nuovo regolamento che introduce, finalmente, la misura delle emissioni inquinanti anche su strada e che allo stesso tempo lascia alle Case la possibilità di sforare i limiti: per quanto riguarda i famigerati NOx al centro dello scandalo dei diesel Volkswagen, del 110% fra settembre 2017 e gennaio 2020, dopo del 50%. I limiti imposti per legge, infatti, oggi sono rispettati sono nei test in laboratorio, sui rulli: per stessa ammissione del presidente della commissione ambiente Giovanni La Via (PPE), “le emissioni di NOx al momento sono dal 400% al 500% oltre i limiti ufficiali”.

Ieri, il veto del comitato parlamentare per l’Ambiente, che sosteneva che la misura approvata dal comitato fosse troppo blanda, non ha ottenuto la maggioranza assoluta: è stato sostenuto da 317 membri su 751. Secondo Verdi e Legambiente, un “grosso favore alla Merkel” e “un favore alle lobby automobilistiche”. Secondo La Via, invece, l’industria deve “ora soddisfare scadenze rigorose, ma sostenibili”. La Commissione europea, nel comunicato stampa rilasciato ieri giustifica l’aumento temporaneo dei limiti con “la necessità di considerare i dubbi tecnici relativi all’uso dei nuovi dispositivi portatili di misurazione delle emissioni” (PEMS, nella foto in alto).

L’associazione dei costruttori automobilistici Acea chiedeva a gran voce, da prima dello scandalo Volkswagen, un regolamento che descriva dettagliatamente i nuovi test RDE. Solo martedì, alla vigilia del voto, l’Acea chiedeva di fare in fretta e sosteneva che la proposta ‘ammorbidita’ rappresentasse “un’incredibile sfida per l’industria europea dell’auto, in termini di tempo e di investimenti”. Il Vecchio Continente è il primo a introdurre questo tipo di esame su strada, che spaventa le Case perché, a differenza dei test in laboratorio, non è facilmente prevedibile: “Dovremo puntare ben al di sotto dei limiti”, dice l’Acea, “per essere certi di essere a norma”.

Il braccio di ferro fra costruttori e legislatori va avanti ormai da mesi. Lo scorso ottobre, a Bruxelles, il comitato tecnico per i veicoli a motore TCMV, composto da esperti e sotto la pressione di alcuni Stati, aveva approvato la versione più permissiva della risoluzione, modificando la proposta iniziale della commissaria europea per la politica industriale, la polacca Elzbieta Bienkowska, la quale aveva chiesto che lo sforamento massimo ammesso fosse del 60% e solo fino al 2019. La risoluzione era stata giudicata inammissibile da parte del Parlamento, che ha promosso il veto. Ma il voto di ieri apre la strada alla Commissione per l’approvazione definitiva del regolamento RDE.