Ci fosse un po’ di giustizia in questo mondo, aprendo il dizionario dei sinonimi, alla voce “talento”  troveremmo un nome e un cognome: Virginia Raffaele.  Classe 1980, romana, figlia di giostrai (gli aneddoti sull’infanzia al Luna Park di Roma hanno stancato anche lei), la Raffaele ha fatto una lunga gavetta prima di arrivare nel gotha dell’intrattenimento televisivo. Tanto teatro e radio con Lillo & Greg, le prime cosette in tv, poi la grande occasione a Mai dire Grande Fratello Show, grazie a quei geniacci della Gialappa’s Band, che tra i tanti meriti hanno anche quello di aver consacrato il talento cristallino di Virginia Raffaele. E poi Quelli che il calcio con Simona Ventura e Victoria Cabello, le imitazioni irresistibili di Belen Rodriguez, Nicole Minetti, Ornella Vanoni, Francesca Pascale, Roberta Bruzzone, Maria Elena Boschi. Piccoli gioielli di trasformismo e perfezionismo, perché Virginia (è lei stessa ad ammetterlo) sul lavoro è pignola assai, al limite dell’ossessione.

C’è una sola scelta sbagliata, nella marcia trionfale che l’ha portata al Festival di Sanremo: la partecipazione al clamoroso flop di Giass, l’astruso e inguardabile programma di Antonio Ricci condotto da Luca e Paolo. Ma Virginia è abituata a lavorare sodo, e da questo passaggio a vuoto si riprende con la consueta massiccia dose di umiltà e lavoro sodo. Incontra sulla sua strada Maria De Filippi, che la vuole al serale di Amici, ed è grazie a Nostra Signora della Tv che la Raffaele si rimette in carreggiata e riconquista il posto che merita.

Con le sue imitazioni (lei preferisce chiamarle parodie), ha fatto arrabbiare più di qualche “signora”: la criminologa Roberta Bruzzone ha minacciato querele che non sono mai arrivate; Ornella Vanoni si è arrabbiata non poco per l’imitazione al Festival di Sanremo dello scorso anno (dove Virginia era ospite); negli ultimi giorni Belen Rodriguez l’ha bacchettata. Ma lei non perde la calma, continua a imitare chi vuole e ogni volta è un mezzo capolavoro. E chissà se si è arrabbiata anche Francesca Pascale, la compagna di Silvio Berlusconi, dipinta come una chiassosa e verace napoletana, una sorta di popolana arricchita che sembra uscita direttamente da una puntata de Il boss delle cerimonie.

La co-conduzione del secondo Festival di Sanremo targato Carlo Conti è l’occasione per la consacrazione definitiva, anche se Virginia Raffaele ha già messo d’accordo pubblica e critica da tempo. Piuttosto, la sua presenza all’Ariston sembra la polizza d’assicurazione di un cast che, a parte lei, sembra deboluccio. Probabilmente sarà la più “sfruttata” tra i tre co-conduttori scelti da Conti, perché Garko e Ghenea saranno anche “belli, belli in modo assurdo”, ma lei, oltre a essere una bellissima donna, è anche uno dei talenti più puri dell’intrattenimento televisivo degli ultimi anni. A Sanremo, però, il rischio è di bruciarsi. Stia attenta, dunque, la talentuosissima Raffaele: le abbiamo perdonato Giass perché la sua bravura val bene qualche scelta sbagliata. Ma a Sanremo dia prova della sua bravura mostruosa, non si faccia imbrigliare in copioni castranti, dia libero sfogo alla sua eclettica natura. Il primo a guadagnarci sarà Carlo Conti, che dovrà fare i conti con due “belli che non ballano” come Ghenea e Garko e fare affidamento totale su quel mostro di bravura di Virginia Raffaele.