C’erano Maurizio Gasparri, Mario Adinolfi e Camillo Langone… No, non è una barzelletta, anche se potrebbe sembrarlo. Si tratta solo dei “tres caballeros” della famiglia tradizionale, provocatori per indole censori delle famiglie altrui sui social network e sui giornali. Hanno una storia molto diversa tra loro, i tre alfieri dei dettami di Santa Romana Chiesa: il primo è un ex fascista, poi diventato il più berlusconiano dei postfascisti; il secondo è un ex “ggggiovane” giornalista, politicante, persino candidato alla guida del Pd e deputato dem fortunatamente per poco tempo, ora riciclatosi come direttore di un giornaletto integralista; l’ultimo, infine, è un giornalista ultracattolico del Foglio esperto di enogastronomia e fanatismo religioso (il suo!), che quotidianamente si scaglia come un Savonarola “de noantri” contro le ‘perversioni’ della società moderna.

I tre fenomeni sono dalla stessa parte della barricata nel duello sulle unioni civili: vogliono affossare la Cirinnà in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. E per riuscire nell’intento stanno mettendo mano alla loro ricercatissima collezione di violenze verbali contro chicchessia, a cominciare dall’ultimo gay di comincia per finire nientemeno che con Sir Elton John.

Il cantante inglese, gay, sposato con David Furnish e padre di due bambini nati da una madre surrogata, rappresenta il male assoluto agli occhi dei tre piissimi e devoti galantuomini. E se proprio nelle settimane calde della discussione sulle unioni civili e sulla stepchild adoption l’autore di Your Song, Sacrifice e Crocodile Rock arriva a Sanremo come superospite del Festival, la polemica è servita, con i nostri tre eroi pronti a sputare veleno come un lama che ha bevuto troppo. Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato della Repubblica, l’ha toccata pianissimo: “Elton John è uno schifo umano. Quello che ha fatto (utero in affitto, ndr) è l’egoismo di un ricco arrogante che ha sfruttato la disperazione del prossimo. Dall’utero in affitto si arriva all’eugenetica e al nazismo!”.

Langone, vergando la sua “Preghiera” (rubrica quotidiana che il Nostro tiene su quel giornale finto liberale che è Il Foglio), ha come sempre attinto dalle fonti bibliche: “Che davvero Sanremo ospiti Elton John: ma non al teatro Ariston bensì nel locale carcere circondariale. È il carcere più capiente della Liguria dopo il genovese Marassi e potrà ben ospitare il famoso ladro di bambini che, secondo l’emendamento del senatore Pd Dalla Zuanna (Dio l’abbia in gloria), merita due anni di reclusione e un milione di euri di multa come chiunque fruisca “al fine di accedere allo stato di madre o di padre, della pratica di surrogazione della maternità”. Una pena assai blanda rispetto a quella che Gesù Cristo auspica per simili tizzoni d’inferno: pietra al collo e tuffo dove l’acqua è più blu, insomma la morte. Ma sempre meglio di niente. E sempre meglio di un pubblico che applaude un delinquente”. Niente, malauguratamente non possiamo lapidarlo, impiccarlo o lanciarlo da un grattacielo come fanno in Arabia Saudita, Iran o nella Siria dell’Isis. Ma almeno qualche anno di galera vogliamo farglielo fare, a questo invertito?

Marione Adinolfi, va detto, ha puntato Elton John già da tempo. Lo scorso giugno, ad esempio, il burroso nemico della fantomatica ideologia gender (che è reale come il mostro di Loch Ness, i rettiliani e il talento recitativo di Gabriel Garko) si era scagliato contro la paternità surrogata di John e del marito: “Conoscete quel cantante mostruosamente noto che si chiama Elton John?… Pensate a Zac, suo figlio, strappato con violenza dal ventre, dal seno della madre, e consegnato ai due che se lo sono comprato…”. E addirittura qualche mese prima (era il febbraio del 2015), Marione aveva scelto proprio Elton John come primo argomento del suo nuovo programma su Radio Maria: “Zack si è avvicinato al seno materno ed in quel preciso momento è violentemente strappato dal seno e consegnato alla coppia che se l’è comprato. Quello è un momento straziante perché Zack piange disperato dal momento che è stato strappato dal seno di chi l’ha partorito”. E ancora, ormai in preda a un’estasi mistica irrefrenabile: “L’uomo che non sa accettare il limite va verso la perdizione!”.

Chissà cosa farà Adinolfi quando Elton John calcherà il palco dell’Ariston! Già lo immaginiamo con il turibolo in mano a spargere incenso sul televisore, mentre la sua seconda moglie (sposata a Las Vegas, non al Santuario della Madonna di Pompei) canta inni di lode al Signore. Ecco, sir Elton John sappia che arrivando in Italia troverà la fiera opposizione di questi tre campioni di devozione cristiana. Ma Elton, si sa, è il capo della mafia mondiale gay (come aveva suggerito una spassosissima puntata della serie americana “Will & Grace”), quindi saprà come rispondere agli attacchi.