Siamo a Reggio Emilia, una delle Stalingrado dell’Italia che fu, tutta cooperative e Partito, aziende e quattrini. È qui che inizia la nostra storia che ha come protagonisti il responsabile dell’ufficio urbanistica del Comune e il marito, l’attuale sindaco Luca Vecchi, già capogruppo ai tempi del sindaco Graziano Delrio. Una storia che tutto sommato non è neppure complicata: la funzionaria dell’ufficio edilizia, Maria Sergio, acquista la casa per lei e il marito da una società che fa capo a un uomo che sarà poi accusato di concorso di impiego di beni illeciti in attività lecite con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, finito agli arresti per l’inchiesta Aemilia, un intreccio complicato delle cosche ‘ndranghetiste in Emilia Romagna, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia. Inchiesta per la quale anche il ministro Graziano Delrio, già sindaco a Reggio, venne ascoltato come persona informata sui fatti.

Non era noto, invece, che la funzionaria comunale e il marito, nel giugno del 2012 acquistarono al grezzo un’abitazione dalla società M&F general service, di proprietà di Francesco Macrì, arrestato nel gennaio dello scorso anno, rinviato a giudizio con l’accusa di essere un prestanome della malavita organizzata. Quello stesso Macrì che detiene anche il 95 per cento della Cenacolo srl, considerata dagli inquirenti della Dda la “lavatrice di denaro sporco” per conto del boss della ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri e di Michele Bolognino.

L’inchiesta è stata abbastanza raccontata, ma vale comunque la pena ricordare alcuni passaggi: 117 arresti nell’ambito che colpirono soprattutto il clan Grande Aracri e i suoi contatti con la politica e l’imprenditoria, altri 46 provvedimenti emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia – in inchieste collegate – per un totale di oltre 160 arresti. Operazione che, oltre all’Emilia, ha interessato la Lombardia, il Piemonte, il Veneto, la Calabria e la Sicilia. “Un intervento che non esito a definire storico, senza precedenti. Imponente e decisivo per il contrasto giudiziario alla mafia al nord”, disse procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. “Non ricordo a memoria un intervento di questo tipo per il contrasto a un’organizzazione criminale forte e monolitica e profondamente infiltrata”.

L’inchiesta aveva già portato nelle stanze della Procura il ministro Delrio, chiamato a spiegare la visita a Cutro, in Calabria, alla vigilia delle elezioni amministrative. Tutti chiarimenti che Delrio fornì. Quello che manca in tutta questa storia è che non sia l’attuale sindaco ad aver svelato l’incidente. “A me oggi è caduta una trave in testa”, dice Vecchi al Fatto Quotidiano. “Io non sapevo assolutamente niente. Con mia moglie facemmo le normali indagini che si fanno quando si acquista un immobile. E con molta onestà non mi nascondo dietro al fatto che l’intestataria sia mia moglie: io vivo in quella casa, sono residente lì, ma né prima né dopo avevo fatto il collegamento con gli arrestati per l’inchiesta. Quel signore l’ho visto solo alla firma del rogito”.

Ne fa invece una battaglia politica il Movimento 5 Stelle che chiede subito le dimissioni del sindaco, della moglie come dirigente comunale e del ministro Graziano Delrio in qualità di ex sindaco di Reggio. “Perché il sindaco e la moglie dopo l’inchiesta non hanno spiegato?”, dicono il vice presidente della commissione Antimafia Luigi Gaetti e la deputata Giulia Sarti. “Ci auguriamo che la signora abbia usato metodi diversi nel periodo nel quale, scelta da Delrio, ha guidato l’ufficio urbanistica. Poco importa se dopo l’elezione a sindaco del marito si è trasferita al Comune di Modena. Il danno ormai è fatto. E Delrio dimostra per l’ennesima volta di aver sottovalutato il fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Emilia. Per questo non può restare ministro”.

da Il Fatto Quotidiano del 23 gennaio 2016