Il Tagikistan ha inasprito la lotta contro il radicalismo islamico. Gli interventi effettuati nel 2015 dal governo del primo ministro Kohir Rasulzoda sono stati mostrati oggi dalla televisione satellitare qatariota al Jazeera. Lo scorso anno le forze dell’ordine dello Stato dell’Asia centrale hanno tagliato la barba a 13.000 uomini nel Paese e “convinto” oltre 1.700 tra donne e ragazze a non indossare più il velo.

Si tratta di misure “eccezionali contro l’estremismo” e le “influenze straniere”, in particolare provenienti dal vicino Afghanistan. La settimana scorsa, il Parlamento tagiko con sede a Dusanbe ha votato una legge per vietare i nomi stranieri di origine araba.

Inoltre più di 160 negozi che vendevano gli abiti tradizionali musulmani sono stati costretti a chiudere. In questo modo, il presidente musulmano Emomali Rahmon, convinto sostenitore del secolarismo non solo nella vita politica ma anche nella società, cerca di attenuare l’influenza radicale che arriva dai paesi confinanti. L’opposizione ad un islam integralista di Rahmon, in carica dal 1994, riguarda l’intera popolazione composta per oltre il 90% da musulmani. Secondo fonti governative, si stima che partecipano alla guerra in Siria almeno duemila foreign fighter provenienti dal Tagikistan.