Il capolavoro di equilibrismo politico che Federica pensava di aver portato a termine a Matteo non è piaciuto. Troppo ambigua l’espressione utilizzata, troppo imparziale la posizione mantenuta dopo la sfuriata di Jean-Claude Juncker. “E’ stupido creare divisioni all’interno dell’Europa. Gli europei hanno bisogno di essere uniti di fronte alle tante crisi che ci sono” – spiegava l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini venerdì, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sull’attacco del presidente della Commissione Ue a Matteo Renzi – l’Italia ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Italia”.

Chi sta commettendo lo “stupido ” errore di creare divisioni all’interno dell’Ue”. Juncker o Renzi? Quell’espressione così neutrale non è piaciuta a Palazzo Chigi, sponsor primario della nomina dell’ex ministro degli Esteri al vertice della diplomazia europea. Così, dopo le indiscrezioni filtrate da piazza Colonna sulle pagine de Il Giornale, arriva la sferzata diretta del fronte renziano.  “Devo ammettere che le ultime prese di posizione sullo scontro Renzi-Juncker della Mogherini mi sono sembrate un eccesso, mi hanno ricordato il detto ‘fatta la festa gabbato lo santo‘ – ha sibilato Simona Bonafè, europarlamentare Pd, intervistata da Giovanni Minoli a Mix24 su Radio 24 – io capisco che Federica Mogherini abbia l’obbligo di fedeltà al collegio dei commissari, vedo però che molti dei suoi colleghi che dovrebbero rappresentare l’Europa quanto lei non perdono occasione per difendere gli interessi nazionali“.

Renzi non l’ha presa bene. Si aspettava una difesa d’ufficio della posizione italiana, non foss’altro che a promuovere prima a ministro degli Esteri e poi al rango di Lady Pesc ai piani alti di Bruxelles quella che fino a pochi mesi prima era un’oscura parlamentare era stato proprio lui, Matteo. Spendendosi in prima persona per portare a casa una nomina da esibire al di qua delle Alpi come un trofeo, una vittoria riportata in ambiente Ue. Lì dove fino a poco tempo prima si sorrideva dell’Italia guidata da Silvio Berlusconi e dove le segreterie si interrogavano dubbiose sull’effettiva tenuta personale e politica di un premier non ancora quarantenne che aveva esperienza di comune e di Provincia, ma non di governo.

Così il proprio malumore Palazzo Chigi lo lasciava filtrare su un giornale in teoria avversario. “Ma dove stava, in queste settimane, che faceva?”, i virgolettati attribuiti dal quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi al capo del governo. “Non solo in questi giorni cruciali l’unica rappresentante italiana ai vertici Ue non è stata in grado di far sentire la voce di Roma dentro la Commissione”, recita l’articolo di sabato 16 gennaio ma dopo questa prova di ‘inutilità‘, come la definisce un dirigente renziano del Pd, ieri la Mogherini ha fatto anche di peggio, agli occhi del governo che la ha imposta – illustre sconosciuta – in Europa: infatti il fervorino che Miss Pesc ha dettato ieri alle agenzie, dopo il patatrac (‘È stupido creare o alimentare divisioni in Europa, dobbiamo stare uniti’) è stato letto nel governo come una dichiarazione di vera e propria ostilità, con una scelta di campo a favore della Commissione, in barba al proprio paese”.

Oggi, poi, la sentenza affidata alla renziana Bonafè. Che dà la stura all’ironia dell’opposizione. “Finita love story tra Mogherini e il Pd. Oggi a Renzi non piace più, a noi non è mai piaciuta. Intanto Italia si ritrova isolata in Ue”, scrive su Twitter il presidente della Regione Liguria e consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti. Poco prima si era scatenata sul proprio blog anche Mara Carfagna: “Dalle ‘dichiarazioni d’amore’ al gelo, dalle foto di abbracci in stile cinematografico (30 agosto 2014 per festeggiare la nomina a Lady Pesc) alle parole scettiche e critiche di esponenti del Pd: la strana evoluzione del rapporto tra Matteo Renzi e Federica Mogherini”, infierisce la portavoce di Forza Italia alla Camera.

Che i rapporti tra Renzi e la Mogherini fossero freddi da tempo non era un mistero. Solo a settembre il presidente del Consiglio aveva espresso la propria insoddisfazione per l’operato della diplomatica italiana: secondo un retroscena pubblicato da La Stampa, il 24 settembre il premier avrebbe fatto una “telefonataccia” a Lady Pesc, insoddisfatto per l’esclusione dell’Italia dal vertice convocato a Parigi dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius sull’Iran, ma esteso anche ai temi della Siria e soprattutto della Libia, teatro di primaria importanza per gli interessi economici e di difesa dell’Italia. L’invito era giunto anche a Londra e Berlino, ma non al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni.